Sunday, 25 June 2017

Let Me Bring You Down 56

Soon.

Saturday, 24 June 2017

Troubadour



Nel corso degli anni ho scoperto di possedere lo spirito del cantastorie. Intrattenere le persone coi miei racconti, creare immagini nelle loro menti con le mie parole, scatenare sensazioni e sentimenti nel loro animo, dipingere il mondo per loro con gli stessi colori che io vedo giornalmente è per me fonte di piacere. Scritta o parlata, la parola abilmente intessuta crea una magia che raggiunge anche l'animo meno capace di sensibilità. Si attinge a piene mani al mondo intorno a noi: luoghi, avvenimenti e persone, tutto ciò che è minimamente degno di nota diviene materiale usato e trasformato per intessere un racconto. Il racconto acquisisce proprie qualità, quasi una vita propria. Almeno per il tempo che la tua parola ancora risuona nelle orecchie degli ascoltatori. Perché un racconto, e un cantastorie, hanno bisogno di un pubblico per dare un senso alla loro esistenza.
Circa tre anni fa scrissi questo: "Ma tranquilla, avrò sempre qualcuno a guardare il mio spettacolo. Almeno fin quando non deciderò di uscire di scena." E negli ultimi tempi ho realmente creduto fosse giunto il tempo di uscire di scena. Uno dopo l'altro ho escluso dalla mia vita i membri del mio pubblico, giorno dopo giorno ho creato una divisione fra me e il resto del mondo ritirandomi da esso, le parole hanno smesso di fluire come se la sorgente andasse inaridendosi. La perdita di una musa può portare un cantastorie al disastro. Ma la magia è ancora lì dentro di te, perché la tua natura, per quanto alterata dagli accadimenti, difficilmente può essere totalmente cambiata o distrutta. Ed ecco che alla prima occasione le parole tornano a fluire, scorrono spontanee dal tuo io più intimo per irretire nuovi ascoltatori. E la cosa ironica di ciò che mi sta accadendo è che, se il mio precedente pubblico era arrivato a darmi per scontato, a ritenere quasi di farmi un favore nel concedere di essere intrattenuto, questo nuovo pubblico che si sta formando è un pubblico pagante.
Ora manca solo la "mia fanciulla divina" e poi sarò nuovamente integro.


During the years I've found out to possess a storyteller spirit. Entertaining people with my tales, creating images in their mind using my words, triggering feelings and emotions in their soul, dyeing their world with the same colours I see daily is a source of pleasure to me. Written or spoken, the skilled entwined word creates a magic able to touch even the least sensible of the souls. You draw fully from the world all around you: places, events, and people, all that is slightly worth of being noticed is picked and transformed to weave a tale.  The tale acquires its own qualities, almost its own life. At least for all the time your word still sounds into the ears of your listeners. Because a story, like a storyteller, needs an audience of listeners to have a meaningful existence.
Roughly three years ago I wrote: "Don't worry, I will always have an audience to attend my plays. At least, till I will decide to leave the scene." And lately, I thought the time had come for me to leave the scene. One by one, I removed all the members of my audience; day by day, I withdrew from the world creating a divide in between; the words had stopped flowing like their source had parched. The loss of a muse can bring the disaster upon a storyteller. But the magic is still in you because your own nature, even if twisted by misfortune, can't be totally destroyed or changed. So, at the first chance, the words come flowing again spontaneously from your most inner self to enchant new listeners. And the funny thing is that, where my previous audience had come to think they were doing a favour to me when they let me entertain them, this new audience is made of paying bystanders.
Now, I only miss my "maiden so divine" and I will be whole again.

Sunday, 18 June 2017

Fantasmi 3



E piano piano sbiadiscono, i nostri fantasmi. Quei ricordi dolci e dolorosi, che per testarda volontà portiamo con noi attraverso il tempo e lo spazio, recedono nelle linee più arretrate di una memoria che si confonde con l'immaginario ed immaginario essa stessa diventa. Il canto mattutino degli uccelli copre i sussurri di morbide labbra un tempo use ad accogliere il tuo risveglio; la carezza delle foglie sulla schiena non viene più confusa con quella di lunghi capelli di seta; una data viene inspiegabilmente dimenticata, dopo che era stata come un marchio impresso a fuoco nella tua memoria per oltre venti anni.


Sbiadiscono e recedono, i fantasmi, la malinconia viene arginata e il tuo spirito infine si bea in ciò che non è soltanto dolore. La speranza di tornare libero, di sfuggire a quelle mani eteree, piccole e delicate eppur dalla presa ferrea, si fa strada nel tuo cuore alleggerito. E ti chiedi se potrai mai impedire che nuovi fantasmi si facciano avanti per prendere il posto di quelli che infine ti hanno riconsegnato la tua libertà.

Tuesday, 13 June 2017

Cappuccetto Rosso e il Lupo

Crimson rivers from your veins
Crimson rivers feel no pain
Your long red hair ensnares me
Your warm red blood it calls me




Quando, abbracciati sotto le lenzuola, ti mordevo il collo, la nuca e la gola, avrei dovuto affondare più profondamente il miei denti. Non avrei dovuto limitarmi a segnare la tua pelle, ma avrei dovuto romperla e poi squarciare la tua carne tenera. E lasciare che il rosso del tuo sangue si confondesse col rosso dei tuoi capelli sul cuscino. Per poi guardare la tua pelle già bianca farsi ancor più pallida, depositare un bacio sulle tue labbra incolori, chiedendomi se i tuoi occhi sbarrati fossero ora capaci di vedere oltre il limite che affligge i nostri giorni.

Avrei dovuto. Perché, nella favola della vita, se non è il Lupo ad uccidere Cappuccetto Rosso, è Cappuccetto Rosso che uccide il Lupo.

Sunday, 4 June 2017

Dov'è la bellezza?

Ieri, con una coppia americana, Victor e Sue, attualmente ospite a casa mia e che desiderava fare qualcosa prima di cena, andiamo all'aperitivo organizzato da una piccola vineria locale. Vini e prodotti della zona, cosa di meglio per mostrare loro un po' dello spirito italiano? Prendiamo l'auto di Victor, abituato al cambio automatico e alle spaziose corsie americane, e in qualche modo riusciamo a scendere a valle senza fare un frontale.
Mentre siamo seduti al tavolino davanti al negozio, mangiando mortadella e formaggio al tartufo, capofreddo su pane biscottato, sorseggiando un Montespertoli io e un traminette i miei ospiti, circondati da "ragazzi" e "ragazze" abbondantemente nei loro venti e trenta che parlano, ridono o giocano alla campana con la scusa di mostrare il gioco al figlio bizzoso di uno di loro, parliamo un po' dell'Italia e del loro viaggio attraverso il Bel Paese. Quando ne ho l'occasione cerco sempre di spiegare agli stranieri lo spirito italiano, quello spirito che noi italiani stessi dovremmo riscoprire e di cui riappropriarci. L'Italia è un paese così diviso, per cultura, politica, lingua, tradizioni, cucina, che possiamo tranquillamente affermare che gli italiani non esistono. Siamo di Firenze, o siciliani, o romani, o del Piemonte; solo all'estero diventiamo italiani. Eppure ci sono alcune caratteristiche comuni che uniscono tutte le sub-culture italiane e che potrebbero fare di noi una nazione, se solo possedessimo lo spirito giusto. Uno di questi fili, che passano attraverso tutte le regioni italiane come attraverso perle perfette per farne una collana di gusto e bellezza, è il concetto che se c'è qualcosa che tu devi fare inevitabilmente, tipo mangiare tutti i giorni per sostenere il tuo corpo, tanto vale farlo in un modo che sia quanto più piacevole possibile. Quindi, mentre per un nord europeo il cibo è semplicemente un carburante che serve a mandare avanti la macchina "corpo", per un italiano il cibo è un'esperienza che deve essere goduta e qualcosa che oltre al corpo sia nutrimento anche per l'anima. Il secondo di questi fili che ci uniscono tutti insieme è l'amore per l'estetica e il bello, non necessariamente intese come pura bellezza fisica. Da sempre gli italiani hanno eccelso nelle arti figurative più che in altre tipo la scrittura; noi non diciamo come gli inglesi, per esempio, "You are a good person" (Sei una persona buona), usando invece un "Sei una bella persona".

Con questi concetti che ancora frullavano in testa a Victor (come avrei scoperto di lì a poco), lasciamo la vineria per andare a prendere mio figlio al lavoro. In prova come cassiere nel minimarket di un campeggio, il ragazzo sta attualmente al lavoro dalle 8 la mattina fino, in teoria, alle 8 della sera. In pratica, alle 9 di sera non lo lasciano ancora andare e gli viene concesso di cominciare a lavorare alle 8 solo perché in prova, in quanto si suppone che sia al lavoro alle 7 e 15. Ovviamente, questi non sono gli orari che gli erano stati detti al colloquio.
Quando spiego ai miei ospiti la situazione, Victor, dal posto di guida della sua Giulietta a noleggio, mi guarda e chiede: "Where's the beauty in this?" Dov'è la bellezza in ciò? Non c'è nessuna bellezza in questo, ovviamente. C'è solo lo sfruttamento della forza lavoro perpetrato dai datori di lavoro grazie ad una precisa volontà politica sovranazionale che vuole distruggere le culture europee in favore della creazione di un meticciato amorfo, privo di identità culturale e facilmente controllabile.

Quello che vi dovete chiedere è: volete lasciare che questa gente distrugga definitivamente il vostro gusto per il bello?