Wednesday, 20 September 2017

Shiva

Credo di aver fatto un errore di valutazione. Non eri Vishnu, eri Shiva. Ed ho passato gli ultimi anni nell'attesa che arrivasse la mia distruttrice, quando invece eri già venuta e lasciato rovine al tuo passaggio. Un'attesa inutile, quando invece avrei dovuto spendere quel tempo nella ricostruzione.

I may have done an evaluation mistake. You weren't Vishnu, you were Shiva. And I have spent the last years waiting for my destroyer when you had already come bringing wreckage. A useless wait, when I should have spent my time rebuilding. 

Monday, 18 September 2017

Today as yesterday

“When a man is denied the right to live the life he believes in, he has no choice but to become an outlaw.” ― Nelson Mandela

Well done



When watching reality is beyond your capability.

Sunday, 17 September 2017

Sometimes you lose it all.


Some people lose it all.



Dr. Flynn could have been a very happy wife. Taking the hand of a man she wanted all her life. Work and career came first that year, she wanted respect. But she was easy on the eyes and became the boss's pet. Oh, no no. The choices we make and things we say create the hands of fate. The things she did and words she said drove her man away. She pushed herself ignored her health and began to fall apart. Doomed is the soul who ignores their broken heart. Oh, no no no. Sometimes you lose it all. Some people lose it all. Desperate now for that love she found, but too ill and out of faith. She accepts the hand of a lonely old man who only knows her name. Down she fell to a private hell, the middle where no one dreams. Where beauty and brains are things she will not need. Oh, no no. Entitled girls who ignore the world with lies and make belief, Walk an easy road but wear cowards robes, When they face eternity. Oh, no no no. Sometimes you lose it all. We're all going to fall, But some people lose it all.

I told you a thousand times my dear...


...never to fall in love with a man 
Who's broken beyond all repair




If I told you once
I told you a thousand times my dear
Never to fall in love with a man 
Who drinks from the well of despair

I thought from the very start
I'd made it quite clear I fear
Now you're righteously fucked 
As you swing from the rope 
At the top of the stairs

If I told you once I told you twice
I was held in the grip of incurable vice
Lips turning blue like the shade of your eyes
Limbs shudder and twitch as you met your demise

You must've looked pretty as you stepped off the chair
Pink satin slippers how they danced in the air
Your dainty toes swelled to an alarming degree
Hope you were thinking of me
Hope you were thinking of me
Thinking of me

If I told you twice
I told you two thousand times my dear
Never to fall in love with a man 
Who's broken beyond all repair

I knew from the very start
You'd end up right here so queer
Now you've left me with naught 
But a suicide note and a lock of your hair

If I've mentioned it once I've mentioned it twice
I was bound in the throes of unearthly device
Radiance bloomed as I lay you to rest
Shadows of moonbeam alight in your breast

Deep in the ground where the worms have their feast
At last you can taste an incurable peace
Now that you're dead and you're finally free
Hope you were thinking of me
Hope you were thinking of me
Thinking of me

If I told you thrice
I told you three thousand times my dear
Never to fall in love with a man 
Who'd draw you into his lair

I warned from the very start
The end would be rather severe
Now your screams fall like vaporous 
Stones from your mouth into the night air

One time begat twice, that third time's the charm
Disregard it all lovey, it's signs of alarm
Skin milky white as you lie in repose
Tattered dress stained from the blood I suppose

So hollow and vacant, devoid of all light
Your epitaph written on our wedding night
As your muscles were twitching in their final plea

Hope you were thinking of me
Hope you were thinking of me
Thinking of me

Thinking of me
Thinking of me
Always thinking of me
Just me

In effigy



There's a bunch of keys on the table. There are some cigarettes on the sofa. There's a blood stain on the carpet. And the TV is on.


There's some cash close the keys. There's a wine bottle on the floor. There are two glasses on a tray. And the music softly comes from the TV.


There's a magazine close the cigarettes. There's a woman purse laid on the ground. There's a small, white hand that appears from behind the armchair.


There's the traffic noise getting in through the window. There are the neon lights reflecting in the room. There are people shouting on the road. There's a knife in my grasp.


There's a thick lock of red hair close the hand. There are two green eyes staring wide open. There are many freckles on a little nose. There's her snow white skin.


I didn't do it for love. I didn't do it for hatred. I just did want you to leave forever. But it didn't work.


She has hair as red as yours. She has the skin as white as yours. She has hands as small as yours. But she isn't you.


I did want you leaving my head. I did want you getting lost in the past. I did want to forget you. I did try to kill you in effigy.




In effigie


C'è un mazzo di chiavi sul tavolino. C'è un pacchetto di sigarette sul divano. C'è una macchia di sangue sul tappeto. E la TV è accesa.

Ci sono delle banconote vicino alle chiavi. C'è una bottiglia di vino  sul pavimento. Ci sono due bicchieri su un vassoio. E la musica esce soffusa dalla TV.

C'è una rivista aperta vicino alle sigarette. C'è una borsa da donna in terra. C'è una piccola mano bianca che compare da dietro la poltrona. E la finestra è aperta.

C'è il rumore del traffico che entra dalla finestra. Ci sono le luci dei neon che si riflettono nella stanza. Ci sono persone che gridano in strada. C'è un coltello nel mio pugno.

C'è una folta ciocca di capelli rossi vicino alla mano. Ci sono due occhi verdi sbarrati. Ci sono tante lentiggini su un naso piccolo e all'insù. C'è la sua pelle candida.

Non l'ho fatto per amore. Non l'ho fatto per odio. Volevo solo che te ne andassi per sempre. Ma non ha funzionato.

Lei ha i capelli rossi come i tuoi. Lei ha la pelle candida come la tua. Lei ha le mani piccole come le tue. Ma lei non è te.


Volevo che uscissi dalla mia testa. Volevo che ti perdessi nel passato. Volevo dimenticarti. Ho provato ad ucciderti in effigie.

Tuesday, 29 August 2017

Customer Service 2

Ovvero le disavventure di un gruppo di sudafricani.

Credevate fosse finita? Sbagliavate.
Dopo il problema con l'elettricità alla proprietà occupata dai turisti sud-africani, di cui ho raccontato nel post precedente, ho passato un paio di giorni in uno strano stato. Specialmente la sera, al momento di andare a letto, venivo preso dalla sensazione che mancasse qualcosa. E non riuscivo a capire cosa fosse questo qualcosa. Poi ho realizzato: i sudafricani non mi stavano più chiamando. Che finalmente tutto stesse volgendo per il meglio mi era inconsciamente inconcepibile. Eppure...
Si sono rifatti vivi ieri mattina, ma non per un problema. Mi hanno gentilmente chiesto se potessi prenotare per loro un tavolo al ristorante in paese, cosa che mi ero offerta di fare al loro arrivo sapendo le problematiche che troppo spesso (ma sempre meno, per fortuna) i miei connazionali incontrano quando hanno a che fare con una lingua straniera. Provvedo immediatamente a chiamare il ristorante, fisso un tavolo per sette persone, quattro adulti e tre bambini uno dei quali ha bisogno del seggiolone. Confermo la prenotazione e procedo a fare le mie cose per il resto del giorno.
La notte precedente avevo avuto ospiti (paganti) due francesi di passaggio nel loro viaggio da Firenze a Siena, Luc e la sua fidanzata. Offro loro di cenare insieme, cosa che Luc accetta volentieri, mentre la fidanzata declina per la stanchezza. Io ci metto un risotto col lampredotto e spiedini, Luc una bottiglia di buon vino e del pecorino stagionato. Entrambi mettiamo un fiume di parole, confrontando i sistemi scolastici, burocratici e fiscali delle rispettive nazioni, accompagnando il tutto con svariati bicchierini di liquore al basilico che qualcuno di voi mi ha visto preparare in diretta su Facebook. Per farla breve, sono le 2 di notte passate quando ci convinciamo che è il caso di andare a dormire. Purtroppo l'orologio biologico di un giardiniere è spietato, ed alle 6 e 30 ero già sveglio.
Torniamo a ieri, giornata piena e stancante, ancor di più avendo poche ore di sonno alle spalle. Prima delle 10 sono già a letto e le numerose sirene che sento andare e venire non mi scuotono più di tanto. Cado profondamente addormentato.
Mi sveglia il telefono. Lo afferro quando già ha smesso di suonare, ricordo di altri tempi, anni ormai passati in cui suonava tutte le notti. Dieci minuti a mezzanotte, sono i sud-africani. Che cavolo è successo? Ci sono anche dei messaggi su Whatsapp: ...eravamo al ristorante... non possiamo tornare a casa a causa del fuoco... ci puoi indicare un posto dove passare la notte?
Fuoco? Un incendio? Ecco cos'erano tutte quelle sirene. Li richiamo. Dove siete? Davanti alla chiesa dove ci siamo incontrati la prima volta. Sarò lì in quindici minuti. Mi vesto, salto in macchina e li raggiungo. La montagna è a fuoco, con fiamme che si sono allargate in due diverse direzioni e che in alcuni punti sono alte molti metri. Le strade sono state bloccate dalla polizia, i pompieri e l'ex comunità montana sono al lavoro per contenere l'incendio non essendoci alcuna possibilità di spengerlo, i droni mandati a monitorare sono respinti dalle colonne di aria calda.
Beh, questa vacanza non ve la scorderete di certo. Poco ma sicuro! Ci dispiace darti tutti questi problemi, ma senza di te non avremmo saputo come fare. No problem. Anzi, so che non dovrei dirlo, ma io mi sto divertendo un sacco. Vediamo di trovarvi un letto, adesso.
L'agriturismo che avevo contattato quando minacciavano di andarsene fa al caso nostro. Telefono e verifico la disponibilità di posti letto. Ci sono, quindi faccio loro strada fino al posto, anche questo ben in alto su un altro versante montano lungo una strada immersa nel bosco. Arriviamo, si registrano (meno male che due di loro avevano la patente con sé), le camere vengono preparate e i bambini messi a letto. Noi rimaniamo a guardare l'incendio, che sembra andare a morire più di una volta per poi tornare ad esplodere in vampate gigantesche ancora ed ancora. Ci beviamo una birra (non ho capito se offerta dalla ragazza dell'agriturismo o dal sud-africano), si parla di come l'Inghilterra tratta gli stranieri (membri del Commonwealth sì, ma fanno sputare sangue pure a loro con tutta una serie di regole kafkiane su residenza, conto bancario e permesso di lavoro risolvibili solo infrangendo le regole), poi me ne torno a casa. E' l'1 e 18. E stamattina sono dovuto andare a vedere se la strada di casa loro era stata riaperta, perché partono questa notte e devono recuperare i passaporti e il resto delle loro cose. La strada è sgombra, vado a comunicarglielo, un'ultima chiacchiera, un ultimo ringraziamento e poi addio. Fate un buon viaggio di rientro. Io starò le ultime ore con le dita incrociate.


Ah! Ho avuto notizie dei tipi che cercavano il tedesco. I miei ospiti li hanno incontrati al ristorante. Dopo quattro giorni non hanno ancora visto il proprietario di casa, anche se almeno hanno trovato la casa, presidiata dalla madre, ed hanno un posto dove dormire. I lupi non li hanno presi, e Italia batte Germania 2 a 0.

Thursday, 24 August 2017

Customer service


Fra annunci di affitto non chiari, bollette non pagate, tedeschi che abbandonano i loro ospiti a vagare sui monti, un'esperienza su come non fare ospitalità per i turisti.

Tutto è cominciato pochi mesi fa, quando, avendo deciso di rientrare in Italia, ho preso possesso della casa resa vacante dalla dipartita per altri lidi prima di mio padre e poi di mio fratello. Ritrovatomi a vivere solamente con mio figlio in una casa di circa 200 metri quadri che, al momento della mia decisione di rientrare in Italia, era piena di persone al punto che progettavo di ristrutturare una parte del granaio per avere una camera mia, ho dovuto decidere come impiegare quegli spazi improvvisamente vuoti. Il granaio è sulla via per diventare la mia biblioteca privata, e una camera da letto inutilizzata è stata messa in affitto su Airbnb. La cosa procede bene, anche se ovviamente si parla di piccoli numeri, giusto per raggranellare il necessario a pagare le bollette. Ma interagire coi turisti mi piace e la qualità del servizio offerto (sempre superiore alle aspettative degli ospiti) mi ha fatto guadagnare fin'ora un 100% di recensioni a 5 stelle.
Se con la camera mi pago le bollette, con lavoretti di giardinaggio (la mia professione da sempre) mi pago il mangiare. Tramite questi lavori sono venuto in contatto con una famiglia proprietaria di un immobile situato sulla montagna sovrastante il paese. Dopo avermi affidato la manutenzione del terreno prima, e della piscina poi, mi hanno chiesto di seguire per loro anche la parte relativa all'ospitalità nei periodi in cui la proprietà è affittata ai turisti. In teoria, niente di che: pulire la casa, accogliere gli ospiti quando arrivano, mostrare loro la proprietà che mai potrebbero trovare senza una guida, spiegare le regole della casa e come le varie cose funzionano. Essere disponibile per le emergenze. Easy. Mica tanto, invece. Cioè, sarebbe facile se avessi il pieno controllo dell'organizzazione e gestione della struttura. Essendomi invece ritrovato a gestire qualcosa organizzato (malamente) da altri, la situazione è un cincinino più complicata. Ma andiamo per gradi.
Prima venne l'istrice. La settimana precedente all'arrivo di 9 ospiti russi, un fetente istrice si rosicchia il tubo dell'acqua e la linea elettrica che servono la proprietà, rendendola inagibile. Insieme ad un ruspista della zona, riusciamo a piazzare nuove linee idrica e elettrica in tempi record. Tenete conto che la proprietà si trova a 600 metri di altezza, al termine di una strada in terra battuta troppo stretta per un normale furgone. Il che non rende semplice portarvi macchinari come un miniescavatore e i materiali. Quando andiamo a riaprire l'acqua, il proprietario non lo fa con la dovuta cautela: l'acqua arriva da un deposito posizionato più in alto rispetto alla casa, e quando il rubinetto viene aperto all'improvviso l'acqua scende ad una velocità degna delle condotte di una centrale idroelettrica. Risultato: la caldaia esplode. Di sabato pomeriggio. Caldaisti e idraulici neppure rispondono al telefono il fine settimana. I proprietari mi assicurano che invieranno un'email ai russi per avvisarli della mancanza di acqua calda e che per alcuni giorni dovranno usare i bagni della casa accanto (quella dove i proprietari vengono a stare quando hanno tempo). E per avvisarli, suggerisco io, di comprare qualcosa da mangiare perché la domenica qui è tutto chiuso.
I russi arrivano, li accompagno in cima alla montagna, mostro loro la proprietà e chiedo: “I proprietari vi hanno avvisato dei problemi che sono sorti?” Quali problemi? Ecco... E quindi spiego: un istrice si è mangiato il tubo dell'acqua e il cavo dell'elettricità; abbiamo sistemato tutto, ma come conseguenza del danno la caldaia e la lavapiatti (sì, questa mi è stata comunicata a poche ore dall'arrivo degli ospiti) si sono rotte. Come? Non ho menzionato che il danno lo ha fatto il proprietario? Non si può sempre dire la verità. Appena possibile porteremo dei tecnici quassù per sistemarle, dico concludendo agli ospiti. Non è che i russi sprizzassero gioia, alla notizia. Ovviamente non era stato comunicato loro neppure che si dovevano procurare delle cibarie prima di arrivare qua, quindi se ne sono dovuti tornare a Firenze prima di cena.
Il giorno dopo mi contattano: internet non funziona. E non funziona neppure il forno. Vado a verificare, poi giro il problema ai proprietari. No, il forno non funziona. E perché non me lo avete detto prima?! Internet? Boh... Com'è, come non è, viene fuori che i russi si sono consumati 30 giga di dati in meno di 24 ore. Eh! Ma internet lassù non è per guardare i film. E' solo per comunicare, cercare qualcosa in rete. Non è mica illimitato. Okay, ma tu cosa hai scritto nell'annuncio? Hai specificato che internet non è illimitato? Ho scritto che c'è il WI-FI. Ecco, chiunque avrebbe inteso di avere a disposizione internet illimitato. Le cose vanno spiegato per bene! Si deve essere chiari in ciò che si offre. Eh, vabbe'... Io glielo ricarico, ma tu diglielo che non devono usarlo per guardare ifilm. Certo.
Due giorni dopo i russi mi contattano di nuovo. Non c'è elettricità. Vado su a vedere a cosa sia dovuto: il contatore indica un superamento della potenza. Cosa c'era in funzione? Ferro da stiro e idromassaggio. Mmmm... Telefono ai proprietari. Ma l'avete pagata la bolletta? No, non l'avevano pagata. L'elettricità viene ripristinata in poche ore. Fottuto istrice, dico ai russi, il danno deve aver creato problemi in tutto l'impianto elettrico.
Fra mercoledì e giovedì, caldaia e lavapiatti vengono riparate e coi russi non ci sono più stati problemi. A me è rimasto poi da pulire il disastro che avevano lasciato in casa.
Passa una settimana e arriva una coppia di “amiche” inglesi, con i 3 figli di una delle due: una ragazza adolescente, una bimbetta di 7 anni e un bimbo di 5. Persone squisite: la bimba si spaventa per la strada accidentata che abbiamo fatto col buio e scende infine dall'auto in lacrime, al che la consolo assicurandole che di giorno la strada fa ancora più paura e che i bambini italiani crescono su strade del genere ed è per questo che noi italiani siamo strani. Stranamente si è rasserenata. Il bimbetto corre immediatamente dopo ad abbracciarmi una gamba, al che lo sollevo e me lo metto sulle spalle, procedendo a mostrare la casa al gruppo. Forse al bimbo manca la figura paterna?
Questo gruppo non ha avuto problemi. Internet non gli interessava, tutto ha funzionato a meraviglia e sono dovuto andare su solo una volta per verificare i danni al termine di una tempesta che aveva abbattuto alberi e pali della luce un po' ovunque. Le signore avevano dimenticato di chiudere gli ombrelloni, col risultato che 2 si sono distrutti ed un terzo (che era chiuso) era adagiato sul fondo della piscina.
Le inglesi se ne vanno (lasciando l'acqua dell'idromassaggio nera) e arrivano dei sudafricani. Due coppie con 3 bambini in tutto. Ci prendiamo in simpatia e dico loro di chiamarmi per ogni necessità. Non mi aspettavo ne avessero così tante... Prima c'è il problema con internet: non funziona. Indaghiamo e viene fuori che alcuni ripetitori sono stati danneggiati dalla tempesta. Non c'è verso di farlo funzionare. Non rimane che cambiare compagnia: trovo un negozio ancora aperto alle 7 e 30 e il giorno dopo vado a portarglielo. Il segnale va e viene e non sono contenti, perché avevano specificato che avrebbero avuto bisogno di internet per lavoro ed era stato assicurato loro che internet era perfettamente funzionante. Il giorno dopo, alle 9 di sera, mi chiamano di nuovo perché non c'è acqua. Vado a vedere e trovo il deposito da 10.000 litri vuoto e la pompa del pozzo in blocco. Sistemo il tutto ed apro la linea dell'acquedotto, così hanno acqua, anche se a pressione più bassa, mentre il deposito si riempe. Il proprietario mi assicura che il giorno dopo lui sarà lassù e riaprirà il rubinetto del deposito. Ma la sera dopo mi richiamano i sudafricani per dirmi che sono di nuovo senza acqua. Chiamo il proprietario: ma che sei stato su? No. Sarebbe stato carino avvisarmi, sarei andato io a riaprire i rubinetti. 9 e 30 sono alla proprietà, riapro il rubinetto del deposito, comunico il ritorno dell'acqua, e i sudafricani mi dicono che uno dei bagni è intasato. Mi cascano le braccia... Torno domani, dico, non ho attrezzi con me.
La mattina dopo vado, ma lo stura lavandini non è abbastanza grande per quel water e un litro di acido solforico non risolve minimamente il problema. Torno di nuovo nel pomeriggio, con della soda caustica e un mop. Trovo gli ospiti scuri in faccia, i proprietari nella casa accanto, e il loro figlioletto con 2 suoi amichetti che nuotano in piscina insieme ai figli degli ospiti. Ma non gli avete dato l'esclusiva dell'uso del giardino e della piscina? Eh, vabbe', fa la signora, siamo venuti solo oggi! E che vuol dire? Se gli avete venduto una cosa quella cosa deve essere. Infatti i sudafricani non erano contenti: abbiamo pagato per l'esclusiva, non vogliamo nessuno in giardino e nella piscina. Giusto. Vado dai proprietari: levatevi dai coglioni, per favore. Poi riferisco agli ospiti: mi spiace, una mancanza di comunicazione fra i proprietari e il figlio che vi ha affittato la proprietà; non sapevano dell'esclusiva. No problem, Alessio. Non è colpa tua.
Ma la giornata non era ancora finita. 8 e 30 di sera, mentre sono fuori casa, ricevo un messaggio. Siamo di nuovo senza acqua. Ne abbiamo abbastanza. Non c'è stato un giorno tranquillo: vogliamo i nostri soldi indietro e ce ne andiamo. Okay, comprensibile. Alle 9 e 30 sarò lì e vi aiuto a trovare un'altra sistemazione. Quando arrivo su scopro che qualcuno (il proprietario) aveva nuovamente chiuso il deposito e aperto l'acquedotto, “perché il livello dell'acqua nel deposito era basso”. Ma perché cazzo non me lo hai detto?! L'acquedotto non ha pressione di notte, non c'è acqua neanche per lavarsi le mani, figuriamoci per una doccia. Ovvio che questi sono incazzati. Non con me, per fortuna.
Dopo aver riaperto l'acqua mi hanno offerto una birra, mi sono fermato a parlare per oltre un'ora, passando da un argomento all'altro: Londra, le mie e loro inclinazioni politiche, la crisi economica e la Brexit, la vita in Italia quando ero bambino, e molto altro. Li lascio con la promessa di portarli in una vineria locale per provare un po' di roba buona e la richiesta di farmi sapere cosa decideranno di fare riguardo la loro permanenza.
Stamani c'è stato un nuovo capitolo. Mi chiamano a mezzogiorno. Siamo di nuovo senz'acqua (ancora?! Eccheccazzo è successo stavolta?) e senza elettricità (ecco spiegato: niente elettricità, niente pompa dell'acqua). Mi fiondo alla proprietà, vado a controllare gli interruttori, che sono tutti su, poi vado a controllare il contatore. E' saltato. Perché? Leggo sul display: superata la potenza di oltre il 33%. Chiamo i proprietari: mi sa che c'è un'altra bolletta non pagata. Provvedete, please. Ai sudafricani racconto di fantomatici lavori sulla linea e che nel pomeriggio la potenza tornerà normale. Cosa che è prontamente avvenuta non appena la bolletta è stata pagata.
Prima di andarmene chiedo: avete trovato un altro posto dove stare? Ma sai, mi viene risposto con un sorriso, il posto qui ci piace, quando abbiamo acqua ed elettricità. Sorrido anch'io e torno a casa, dove mi scaldo il pranzo.
Non appena mi siedo il telefono squilla. Sono di nuovo loro. Angoscia: cos'è successo ora? Alessio! C'è qui una persona che cerca un certo Marco. Lo conosci? No... Posso parlare a questa persona? Certo! Pronto? Pronto. Qual è il problema? Abbiamo prenotato una casa quassù ma non riusciamo a trovarla. Il proprietario, Marco, non risponde al telefono e ci ha lasciati qua a girare da un'ora. Speravo tu ci potessi aiutare. Mi dispiace, non conosco nessun Marco. L'unica persona che affitta lì in zona e che conosco è una signora inglese. No, questo è tedesco. Ah, tedesco? E perché cazzo ha un nome italiano? Guarda, l'unico tedesco lì so dove vive. Spiego come trovare la casa, mi raccomando di farsi dare il mio numero dai sudafricani e di chiamarmi se fossero in difficoltà.

Sono passate 4 ore da quella telefonata e non li ho risentiti, quindi suppongo abbiano trovato Marco. Oppure sono caduti in un burrone e i lupi se li sono mangiati. Sì, che ci crediate o no, abbiamo dei lupi quassù. I sudafricani hanno riavuto la corrente, hanno ancora l'acqua, e forse sono riuscito, con i miei racconti, a far loro percepire tutte le difficoltà avute non come una serie di inconvenienti ma come un'esperienza di vita. Sempre che da qui in avanti non succedano altri problemi e che la loro vacanza sia finalmente rilassante e piacevole. Confido nel Montespertoli e nella finocchiona che farò loro provare domani sera. Ma tirando le somme, mi viene da dire che gli italiani non se la cavano tanto bene con l'ospitalità. Neanche i tedeschi, a quanto pare, ma non è una buona scusa per non fare meglio. E questo è qualcosa che noi italiani dovremmo imparare dagli inglesi. Così come dovremmo imparare la loro capacità di autopromozione... una cosa che invidio loro tantissimo, questa capacità di venderti il sole a mezzogiorno, un sole dipinto per giunta... dovremmo anche imparare da loro il customer service. La stessa traduzione in italiano di questo termine lascia a desiderare, un servizio clienti che non riassume in sé lo stesso concetto posseduto dalla forma inglese la quale implica che l'ospite e il cliente, devono vivere, grazie a te, la miglior esperienza possibile e andarsene felici e pronti a ritornare anche se hanno speso un patrimonio e ottenuto poco in cambio.
In quanto a me, mi sto divertendo un casino. Perché come diceva Tex Willer, i problemi sono il sale della vita. Ma per la prossima stagione mi assicurerò di aver il controllo totale, perché troppo sale non solo rovina il cibo, ma fa anche alzare troppo la pressione. Tanto più che è probabile si aggiungano due nuove proprietà.



Tuesday, 1 August 2017

Vita alla periferia del mondo

Certo, è una vita isolata, quella che facciamo qui.
Non siamo ad uno dei crocevia del mondo,
dove tutto e tutti devono quanto meno passare
se vogliono andare da qualche parte,
e dove molti si fermano affascinati.
E l'isolamento si fa sentire
maggiormente quando leggo i racconti
di autori che hanno calcato le strade oscure
nelle downtown di grandi metropoli,
o quando ripenso alle affollate e luminose strade di Londra
e ai suoi vicoli dipinti in colori sgargianti.
Serve l'auto per spostarsi,
non abbiamo veloci treni sotterranei
che ci portano ovunque.
Ma cinesi e francesi vengono a bussare alla mia porta
in cerca di ospitalità.
Beh, veramente prenotano su Airbnb,
ma sono curiosi e mi fanno domande, 
e a me piace parlare
-niente di strano, in fondo 
sono un moderno cantastorie-
e mi regalano bottiglie di vino.
E due giorni fa ho parlato con un americano 
di storia e letteratura,
e a breve andrò a visitare le pievi di montagna
in compagnia di uno scozzese.
Non trovi sushi né cibo indiano, qui.
Non c'è gran scelta di birre.
Il sidro non lo trovi proprio.
I supermercati non hanno corridoi interi 
di dolci strani e cibi etnici.
Ma trovi la finocchiona 
e il formaggio al tartufo,
i vini ci sono per il formaggio e per i dolci, 
per la carne e per le chiacchiere
durante aperitivi resi più saporiti dalla cordialità.
Non trovo molti negozi di libri, qui.
E nei negozi di roba usata 
trovo raramente libri che mi interessano.
Ma Amazon consegna anche qui,
ed ho una mia biblioteca 
che mi può dar da leggere
per il resto della mia vita
senza più comprare un solo libro.
Non ci sono stradine buie ed intricate, qui.
Né luci né rumori né il vociare della folla.
Ma ci sono i monti fuori della mia finestra,
col campanile della pieve 
che svetta fra gli alberi
e la grande croce di metallo, lassù,
in alto in alto,
sulla cima della vetta più alta.

Non è facile viaggiare, 
se vivi nella periferia del mondo.
Ma non è che ne abbia una gran voglia.
In fondo in fondo, non si vive affatto male, qui,

nella Periferia del Mondo.

Monday, 31 July 2017

London for dummies


Prima che il ricordo sbiadisca (potrà mai?), provo a mettere per iscritto la Londra che risulta dalla mia esperienza personale di 5 anni, fra “hard flat sharing” (appartamenti divisi con indiani sudicioni, topi ed inglesi dalla cagata a spruzzo) e “speed interview” (i colloqui di lavoro a Londra che ricordano gli speed date, dove il lavoro viene dato al primo che lo accetta e da cui ci aspetta massima fedeltà negli anni, poco importa se non hai neanche avuto il tempo di valutare pure solo la parte economica prima di essere costretto ad accettarlo, pena vedere il lavoro dato a quello dopo di te). Trattasi di un'esperienza personale, e come tale deve essere valutata, ma sono sicuro che non mancheranno le voci che diranno che io non ho capito niente di Londra, che non è minimamente come io la descrivo, eccetera eccetera eccetera. Come il ragazzetto che dopo oltre un anno a Londra, senza aver mai lavorato in quanto foraggiato dalla pecunia genitoriale diligentemente spedita dalla Sardegna, né aver realmente neppure studiato durante quel periodo, in quanto il corso che avrebbe voluto fare era troppo costoso, alla mia affermazione che in UK non esiste la meritocrazia mi disse che per affermare ciò dovevo non aver capito niente di questa nazione. Al di là della validità o meno della mia affermazione, sarebbe opportuno aver sperimentato il mondo del lavoro prima di supporre di essere qualificati a dire la propria opinione in merito.
E di casi simili ne ho tanti: dal programmatore residente a Londra da 13 anni che era stato una volta sola nell'East End (a casa di amici) ma riteneva di conoscere “Londra come le sue tasche”; alla tipa che dopo pochi mesi a Londra consigliava a persone con un lavoro fisso in Italia e che non parlavano inglese di licenziarsi e andare a Londra, ché un lavoro lo trovavano subito, ritenendo di avere esperienza per parlare perché lei “aveva vissuto sui benefit” (le traduzioni letterali dall'inglese all'italiano possono risultare in traumi fisici per schiacciamento per le parole, fate attenzione); al coglioncello che urlava “Italia merda!” perché in Italia non aveva lavoro e qui aveva trovato subito il lavoro della sua vita: mettere volantini publicitari nelle cassette della posta. E poi quelli che vivevano vicino a musei particolari ma conoscevano solo Brick Lane; e quelli che dicono che Londra è una città sicura ma non hanno mai visto le statistiche sui crimini; quelli che non si sono mai resi conto che i costi dei trasporti aumentano in proporzione quasi geometrica, o che credono che il monte paghe aumenti perché vi vengono considerati anche i bonus dei manager, mentre l'unica cosa che aumenta a Londra è il numero di persone che si deve dividere lo stesso monte paghe (vedi dati governativi 2014); quelli che hanno inneggiato a Londra città della tolleranza per l'elezione a sindaco del Cane Sadico, quando se sommi musulmani e liberal shit fautori della distruzione della civiltà occidentale ottiene la maggioranza degli elettori (e gli effetti di quell'elezione si cominciano a vedere, direi, ma ovviamente devi avere gli occhi aperti).
Dopo questa introduzione, viene da sé che se, tu lettore, ritieni che io non abbia capito niente di Londra, significa che tu non hai capito proprio un cazzo non di Londra, ma della vita. E l'unica cosa a tua discolpa che riesco a immaginare è che non esiste una sola Londra, bensì multiple, nelle quali si muovono per lo più sonnambuli e creature allucinate che non vedrebbero ciò che non vogliono vedere neanche se ci sbattessero contro. Ma vi capisco: preferite fingere di essere felici piuttosto che valutare l'ipotesi di tagliarvi le vene. Anche se non capisco come si possa riuscire a fingere di essere felici quando si vive in case dove crescono i funghi, o infestate di topi, o con una perdita d'acqua esattamente sul vostro letto, o dividendo una stanza con uno sconosciuto (a volte più d'uno), o lerce da far paura, giusto per fare una brevissima lista lungi dall'essere esaustiva. Ma effettivamente ho incontrato poche persone che riuscivano a fingere abbastanza bene da far venire il dubbio che fossero felici veramente.

Cambiamenti contingenziali e ricerca di lavoro
Ma lasciamo da parte i dummies e concentriamoci su Londra. Londra cambia velocemente, mostra facce sempre nuove, si “rinnova” con estrema facilità. La maggior parte delle sue dinamiche muta in pochi anni, quindi si necessita di fonti di informazione fresche e addentro alla dinamica contingente per capire come muoversi. Per tale motivo un'esperienza decennale di vita a Londra non è necessariamente certezza di conoscenza e buoni consigli, in tanti campi. Mi ricordo, per esempio, i commenti che tanti “decani” davano nel 2012/13 ai neo-arrivati su come cercare lavoro e affrontare le interview. Io pensavo, ma questi sono completamente estraniati dalla realtà! E in un certo qual senso lo erano. Arrivati a Londra prima della crisi del 2008, quando era facile, quando Londra aveva più lavori che persone e prendeva tutti, accettava cani e porci, le paghe erano alte e lo stato pagava fino a 24 ore di lezione di inglese per meglio introdurti nel mondo del lavoro, erano ormai ben inseriti nel network lavorativo, da anni non facevano una interview o se la facevano era per posizioni superiori. Insomma, non avevano la minima idea di come le cose erano cambiate intorno a loro e nella loro supponenza davano consigli inattuabili a chi muovesse i primi passi in quel di Londra. Ma Londra è molto gattopardiana, non fatevi ingannare. Il Regno Unito è ancora guidato da quella classe nobiliare che sottomise l'isola a partire dal 1066. I cambiamenti sono di facciata, interessano le modalità, mentre lo spirito che anima le scelte politico/economiche e di conseguenza sociali, rimane immutato: è la situazione contingente su cui lo spirito viene applicato che muta, e se conoscete lo spirito e avete un'idea anche solo grossolana di quale sia la contingenza, potrete estrapolare le vostre regole di comportamento.

Londra citta stressante?
Londra non è una città difficile da vivere. Tutto è molto semplice e fatto per funzionare autonomamente. Spostarsi è semplice, internet fornisce un grande aiuto per sapere dove andare, come andarci e cosa cercare dove. Se puoi pagare ottieni ciò che vuoi, se non puoi pagare sei nella merda. Simple like that. Non ci sono particolari alchimie socio-culturali da comprendere quando hai soldi in tasca, anche perché la tanto vantata città culturale è in realtà una città non-culturale: è il vuoto sotto la laminatura di facciata che la definisce, la scarsa profondità della sua offerta che la fa unica nella sua varietà. Anche nell'offerta culturale, ovviamente, il denaro fa la differenza in ciò che si può ottenere. Londra non è nemmeno una città stressante: lo è molto meno delle città italiane, dove lo stile di vita impostoci ci lascia con poco tempo libero per tutte le inutili attività che altri hanno deciso siano “obbligatorie”, ci costringe a corse assurde per arrivare nei negozi prima di chiusure sempre più ritardate. Lo stress è solo una moda, per i londinesi, così come la loro ostentata psicopatia. Intendiamoci, a Londra finisci per diventare psicopatico per davvero. Devi, se vuoi starci: empatia e rimorso sono pericolose in un ambiente come quello londinese, mentre l'egocentrismo è fondamentale. Riprenderò il discorso sull'egocentrismo più avanti.

Depressione londinese
Cosa rende Londra una città difficile per tanti, dunque? Principalmente la scarsità e pochezza dei rapporti umani, la loro superficialità e falsità, la loro temporaneità. A Londra è tutto temporaneo: abitazione, lavoro, amicizie. E questo di certo non aiuta a costruire quella stabilità di cui gli esseri umani necessitano. Si viene ammessi in un circolo sociale per lo più in base al lavoro che si svolge. Poco importa quali siano i tuoi interessi, i tuoi studi o le tue conoscenze. Se lavori come giardiniere te la devi fare coi tuoi colleghi di lavoro, e chi se ne frega se sei capitato con la feccia dell'Inghilterra. E anche i tuoi interessi extra lavorativi si devono adeguare a questa regola. Quando io, giardiniere, ho osato frequentare conferenze di storia, mi sono sentito chiedere da degli inglesi cosa ci facessi là, dato che non lavoravo né studiavo in nessun campo connesso alla materia; e quando sono andato a delle letture dello Ulysses di Joyce, sono stato invitato al pub per essere studiato ed esaminato, come un animale da bestiario, per poi essere ignorato e non ricevere più neanche un saluto.
Per quelle persone che non sono attratte dai divertimenti edonistici Londra può essere decisamente priva di attrattive. Soprattutto se non si ha la capacità di concentrarsi su un qualsiasi impegno o passatempo che ti impedisca di vedere cosa hai intorno. Ho visto molte persone cadere preda di quella che io chiamo la Depressione Londinese, rinchiudersi nella loro stanza e drogarsi di internet, uscire solo per andare a fare un lavoro privo di soddisfazioni o rinunciare addirittura a cercarlo, un lavoro, e infine tornarsene a casa. Quella vera, che avevano lasciato. Io stesso ho sofferto di tale depressione, e non c'è niente che te la levi dalle ossa, perché è impossibile trovare quel senso di appartenenza di cui necessitiamo: appartenenza ad un luogo, un gruppo o una persona.

Ancora sullo stress che non esiste
Ritornando allo stress: i ritmi di lavoro londinesi (e britannici ancor di più) non sono minimamente al livello di quelli italiani. Un operaio inglese in italia non sopravviverebbe una settimana; i colletti bianchi si ritroverebbero all'orario di chiusura degli uffici senza aver prodotto assolutamente niente, abituati come sono a cazzeggiare tutto il giorno per poi concentrare il lavoro nell'ultima ora o mezz'ora e invariabilmente essere costretti a fare overtime (straordinario, spesso non retribuito). Ricordo una manager di banca, una che “tirava su 600 sterline al giorno”, che si lamentava che alle 7 di sera lei era ancora al lavoro, mentre la sua controparte italiana alle 4 o al massimo alle 5 era già andata a casa. Solo che la controparte italiana entra a lavoro alle 7 e 30, ha mezz'ora per il pranzo e prima di staccare per pranzare ha già prodotto quanto a Londra viene prodotto in 2 giorni, mentre la nostra manager londinese entrava a lavoro fra le 9 e le 10 (più verso le 10), si prendeva 2 ore per pranzare con parenti e/o amici, passava il pomeriggio a scarrozzare il figlio del compagno in qua e là o per fare la spesa e portarla a casa. Londra si è creata una reputazione di luogo duro, dove solo i migliori riescono, quando in realtà ha raccolto insieme a tanti meritevoli (prima del 2008) anche tanto del peggio dell'Italia e di altre nazioni: ovvero tutti coloro che per un motivo o per un altro avevano fallito nel paese di origine. I quali, ovviamente, dopo aver avuto un immeritato successo, non erano minimamente disposti a rinunciare al merito personale di tale successo ed hanno intortato la storiella della tough city. Ma se vuoi mantenere una fama usurpata qualcosa devi pagare in cambio, e i londinesi lo pagano con gli orari di lavoro: non si può avere finito tutti i compiti assegnati per le 2 del pomeriggio e magari andarsene a casa come facevo io quando lavoravo all'Olympic Park e al più grande living wall d'Europa. Se vuoi dare ad intendere che lavori duro devi rimanere in ufficio fino a buio e oltre.
Ovviamente ci sono anche aziende dove le condizioni lavorative sono realmente dure o addirittura disumane, in un paio così ci ho lavorato pure io. Ma impiegano tutte immigrati di recente arrivo e dal basso profilo professionale. Così come ci sono persone capaci che sono dovute emigrare a Londra perché in patria avevano tutte le porte chiuse, tipo i ricercatori scientifici per fare un esempio; ma anche loro rientrano a buon titolo fra coloro che “hanno fallito in patria”, pure se non per loro colpa ma per un sistema perverso.

Sapersi vendere
In un ambiente dove le capacità personali, spesso, non hanno grande rilevanza, l'appartenenza ad una classe sociale o a un gruppo etnico o a una qualsiasi minoranza diventano fattori di successo. Per esempio, nel mio settore, il giardinaggio, i posti migliori erano riservati ad inglesi e membri bianchi del Commonwealth; le farmacie e la medicina generale sembrano non avere altri impiegati che indiani; la distribuzione dei farmaci parrebbe invece appannagio dei pakistani. In un ambiente del genere il sapersi vendere in fase di reclutamento diventa più importante di essere capace di eseguire il tuo lavoro. Ricordo che ricevetti una risposta negativa ad una mia application e che nella mail veniva chiaramente detto che la selezione e la scelta finale del candidato erano state fatte sulla base della qualità delle cover letter. In pratica, come i candidati avevano scritto la loro cover letter. O meglio, come una terza persona aveva scritto la cover letter per loro, era passato avanti alle conoscenze e capacità dei candidati stessi. Alla mia replica che faceva loro notare ciò fu risposto che avevo frainteso il senso e che, anzi, la mia era una delle cover letter scritte meglio. A parte la soddisfazione di aver scritto di mio pugno una delle “migliori cover letter”, c'era solo la comprensione del perché il giardinaggio in Inghilterra sia scaduto così tanto.

La meritocrazia non esiste
La meritocrazia è una balla, come ho già scritto e come sempre più persone stanno realizzando ora che il numero di immigrati è aumentato a dismisura. Ma come si poteva credere, dico io, che, in una nazione in cui le più alte cariche dello Stato e del Governo vengono assegnate per diritto di nascita, il sistema si basasse sulla meritocrazia? C'era spazio per tutti, fino a poco tempo fa, e qualunque idiota poteva salire di posizione; ma la maggioranza delle persone, inebriate dalla loro “ascesa”, non si rendevano conto che in realtà la loro ascesa era stata limitata volontariamente e dovuta unicamente al velocissimo ricambio dovuto ad un continuo abbandonare. Era bisogno, non riconoscimento dei meriti. Se qualcuno di voi ha raggiunto posizioni di riguardo, si chieda dove sarebbe arrivato se fosse stato inglese. E non giustificate la cosa con la questione culturale, come qualcuno ha fatto con me quando l'ho messo alle strette durante una discussione: la scusa non regge. Ovviamente, il Regno Unito è una nazione che intende ancora competere sullo scenario mondiale, non si è venduta come la nostra classe dirigenziale, perciò, di tanto in tanto, qualcuno veramente bravo lo devono tirare dentro. Non si compete solo coi figli di papà.

What London wants
Tutto ciò che interessa a Londra è il business, che lubrifica con l'alcol e le cui tensioni rilascia col sesso. Se non sei interessato a business, sesso o alcol, temo che Londra abbia poco da offrirti. Almeno così è stato per me e per tante altre persone che ho conosciuto. E a Londra tutto è incentrato sul business, tutto ciò che serve al business funziona. Il resto potrebbe anche non esistere. La fortuna è che il divertimento di uno è in genere il business di un altro, quindi si riesce ad avere una (insoddisfacente) vita extra-lavorativa se si vuole. Ma la creatura che viene coccolata è Londra, mentre i suoi abitanti sono solo degli accessori sfortunatamente necessari a far funzionare la città. Basta soffermarsi sul nome dell'ente che gestisce i trasporti londinesi per capirlo: Transport for London, non certo Transport for the Londoners.

Per chi è Londra?
Eppure in tanti dicono di trovarsi bene a Londra. E per qualcuno di loro magari è pure vero. Un amico (ex amico, da quando mi sono reso conto che stava diventando un vero londinese) mi disse, i primi tempi che ero a Londra: a Londra non devi aspettare né le persone né il meteo, altrimenti non farai mai nulla. Aveva ragione, ovviamente: se fai dei piani e vi rinunci perché chi ti doveva accompagnare ha disdetto all'ultimo minuto ne porterai a compimento molto pochi, e quasi nessuno se poi aspetti pure di avere un tempo decente per uscire. Londra, del resto, è perfetta per i narcisisti, gli edonisti e gli egocentrici. Per quelle persone che, a vari gradi, gioiscono solo di se stesse e in se stesse, e che poco o nessun valore danno agli altri se non come ornamenti che possono essere sostituiti a proprio piacimento o in base alle necessità. Se vuoi sopravvivere a Londra devi tirare fuori il narcisista che è in te, devi ottundere la tua sensibilità verso il tuo prossimo e rimuovere i sensi di colpa. Tu devi essere il centro di tutto il tuo fare, la persona per la cui soddisfazione (per quanto temporanea) ti adoperi. Se sei così Londra ti calza a pennello. Se vuoi stare a Londra devi sforzarti di essere così.
Un'altra categoria di persone che immancabilmente si trovano bene a Londra, anche se talvolta lo negano, sono tutti coloro che hanno un progetto. Che sia un progetto di business, di studio e ricerca, o artistico, Londra è perfetta per svilupparlo. Che, certo, non è poco. Non ti mette paletti per limitarti né pali fra le ruote per bloccarti: non crea impedimenti come fa l'Italia, bensì ti stende tappeti rossi. Ma implica che tu ti dedichi interamente al tuo progetto, che tu lo persegua con tutto te stesso, con una necessaria mancanza di empatia, perché non puoi certo permettere che un'altra persona diventi più importante del tuo progetto e vanifichi tutto ciò su cui hai impostato la tua vita. Io stesso sono stato una “vittima” di questa situazione, barattato come un oggetto per il successo di un progetto. Ma in fondo anche questo tipo di persone, che dedicano (o vendono?) anima e corpo alla realizzazione di neanche loro sanno quale parte di se stessi, ricadono nella categoria degli egocentrici/narcisisti. Magari sono proprio su quel confine offuscato e vago che divide la maggior parte delle persone dalla categoria dei narcisisti, ma lì sono.

E qui concludo, per ora. I consigli che ho dato prendeteli o scartateli. Per me non cambia niente.


Wednesday, 26 July 2017

#FeminismIsAwful 2

Feminism is mixed up with the muddled idea that women are free when they serve their employers but slaves when they help their husbands.
-G. K. Chesterton

Thursday, 20 July 2017

Double Trouble

Guardandolo si capiva subito che era il suo secondo matrimonio: aveva l'espressione di chi aveva fatto la stessa cazzata per due volte. E dalla sua espressione si capiva anche che la seconda volta era cascato peggio che alla prima.

Looking at him it was clear that that was his second marriage: he had the expression of who has screwed up twice. And his expression said also that this time he screwed it up much worse than the first time.

Sunday, 9 July 2017

The Danger of Post-Modernism 3

"This is insane. And this is why they are intellectual terrorists"

A Wild Multiple Apparatus of Knowing Discussion

Waiting Pentimento Intra-Observation

a paper by Anne Beate Reinertsen

The Danger of Post-Modernism 2

The Post-Modernists, the SJWs, the gender studies foxes, and the rest of the natural lobotomised are intellectual terrorists. They murder reason, they kill common sense, they slaughter science, they massacre human reason, human dignity, and human decency.




The Danger of Post-Modernism

The British are barbarians camped out
in the relics of an older and superior civilisation
to whose beauty they are oblivious.




When you degrade the Public Realm, you automatically degrade the quality of your city's life.

Friday, 7 July 2017

Serenity

Perché i momenti felici bastano a se stessi; ma il dolore ha bisogno di chi lo condivida. E mentre i miei tempi si fanno più sereni, faccio foto che poi non condivido, immagino storie che non vi racconto, e i miei sogni ho ricominciato a tenerli per me solo.

Because the happy moments are sufficient unto themselves; but pain needs someone to share it with. And whilst my times get more serene I take photos which I won't share, imagine tales I will tell you not, and, once again, I keep my dreams for myself alone.

Saturday, 24 June 2017

Troubadour



Nel corso degli anni ho scoperto di possedere lo spirito del cantastorie. Intrattenere le persone coi miei racconti, creare immagini nelle loro menti con le mie parole, scatenare sensazioni e sentimenti nel loro animo, dipingere il mondo per loro con gli stessi colori che io vedo giornalmente è per me fonte di piacere. Scritta o parlata, la parola abilmente intessuta crea una magia che raggiunge anche l'animo meno capace di sensibilità. Si attinge a piene mani al mondo intorno a noi: luoghi, avvenimenti e persone, tutto ciò che è minimamente degno di nota diviene materiale usato e trasformato per intessere un racconto. Il racconto acquisisce proprie qualità, quasi una vita propria. Almeno per il tempo che la tua parola ancora risuona nelle orecchie degli ascoltatori. Perché un racconto, e un cantastorie, hanno bisogno di un pubblico per dare un senso alla loro esistenza.
Circa tre anni fa scrissi questo: "Ma tranquilla, avrò sempre qualcuno a guardare il mio spettacolo. Almeno fin quando non deciderò di uscire di scena." E negli ultimi tempi ho realmente creduto fosse giunto il tempo di uscire di scena. Uno dopo l'altro ho escluso dalla mia vita i membri del mio pubblico, giorno dopo giorno ho creato una divisione fra me e il resto del mondo ritirandomi da esso, le parole hanno smesso di fluire come se la sorgente andasse inaridendosi. La perdita di una musa può portare un cantastorie al disastro. Ma la magia è ancora lì dentro di te, perché la tua natura, per quanto alterata dagli accadimenti, difficilmente può essere totalmente cambiata o distrutta. Ed ecco che alla prima occasione le parole tornano a fluire, scorrono spontanee dal tuo io più intimo per irretire nuovi ascoltatori. E la cosa ironica di ciò che mi sta accadendo è che, se il mio precedente pubblico era arrivato a darmi per scontato, a ritenere quasi di farmi un favore nel concedere di essere intrattenuto, questo nuovo pubblico che si sta formando è un pubblico pagante.
Ora manca solo la "mia fanciulla divina" e poi sarò nuovamente integro.


During the years I've found out to possess a storyteller spirit. Entertaining people with my tales, creating images in their mind using my words, triggering feelings and emotions in their soul, dyeing their world with the same colours I see daily is a source of pleasure to me. Written or spoken, the skilled entwined word creates a magic able to touch even the least sensible of the souls. You draw fully from the world all around you: places, events, and people, all that is slightly worth of being noticed is picked and transformed to weave a tale.  The tale acquires its own qualities, almost its own life. At least for all the time your word still sounds into the ears of your listeners. Because a story, like a storyteller, needs an audience of listeners to have a meaningful existence.
Roughly three years ago I wrote: "Don't worry, I will always have an audience to attend my plays. At least, till I will decide to leave the scene." And lately, I thought the time had come for me to leave the scene. One by one, I removed all the members of my audience; day by day, I withdrew from the world creating a divide in between; the words had stopped flowing like their source had parched. The loss of a muse can bring the disaster upon a storyteller. But the magic is still in you because your own nature, even if twisted by misfortune, can't be totally destroyed or changed. So, at the first chance, the words come flowing again spontaneously from your most inner self to enchant new listeners. And the funny thing is that, where my previous audience had come to think they were doing a favour to me when they let me entertain them, this new audience is made of paying bystanders.
Now, I only miss my "maiden so divine" and I will be whole again.

Sunday, 18 June 2017

Fantasmi 3



E piano piano sbiadiscono, i nostri fantasmi. Quei ricordi dolci e dolorosi, che per testarda volontà portiamo con noi attraverso il tempo e lo spazio, recedono nelle linee più arretrate di una memoria che si confonde con l'immaginario ed immaginario essa stessa diventa. Il canto mattutino degli uccelli copre i sussurri di morbide labbra un tempo use ad accogliere il tuo risveglio; la carezza delle foglie sulla schiena non viene più confusa con quella di lunghi capelli di seta; una data viene inspiegabilmente dimenticata, dopo che era stata come un marchio impresso a fuoco nella tua memoria per oltre venti anni.


Sbiadiscono e recedono, i fantasmi, la malinconia viene arginata e il tuo spirito infine si bea in ciò che non è soltanto dolore. La speranza di tornare libero, di sfuggire a quelle mani eteree, piccole e delicate eppur dalla presa ferrea, si fa strada nel tuo cuore alleggerito. E ti chiedi se potrai mai impedire che nuovi fantasmi si facciano avanti per prendere il posto di quelli che infine ti hanno riconsegnato la tua libertà.