Saturday, 26 January 2013

Mirror mirror



Far, far beyond the islandWe dwelt in shades of twilightThrough dread and weary daysThrough grief and endless pain
It lies unknown the land of mineA hidden gate to save us from the shadow fall
The lord of water spokeIn the silence words of wisdom"I've seen the end of allBe aware, the storm gets closer"
Mirror, mirror on the wallTrue hope lies beyond the coastYou're a damned kind, can't you seeThat the winds will change?
Mirror mirror on the wallTrue hope lies beyond the coastYou're a damned kind, can't you seeThat tomorrow bears insanity?
Gone's the wisdom of a thousand yearsA world in fire, in chains and fearLeads me to a place so far, deep down it liesMy secret vision, I'll better keep it safe
Shall I leave my friends aloneHidden in my twilight hall?I know the world is lost in fireSure there is no way to turn it
Back to the old daysOf bliss and cheerful laughterWe're lost in barren landsCaught in the running flames alone
How shall we leave the lost road?Time's getting short so follow meA leader's task so clearlyTo find a path out of the dark
Mirror, mirror on the wallTrue hope lies beyond the coastYou're a damned kind, can't you seeThat the winds will change?
Mirror, mirror on the wallTrue hope lies beyond the coastYou're a damned kind, can't you seeThat the winds will change?
Even though the storm calmed downThe bitter end is just a matter of timeShall we dare the dragon, MercilessHe's poisoning our hearts, our hearts
How shall we leave the lost road?Time's getting short so follow meA leader's task so clearlyTo find a path out of the dark
Mirror, mirror on the wallTrue hope lies beyond the coastYou're a damned kind, can't you seeThat the winds will change?
Mirror, mirror on the wallTrue hope lies beyond the coastYou're damned kind, can't you seeThat the winds will change?

Thursday, 24 January 2013

L'amore al tempo dei Riots: la prima cosa che ho fatto a Londra

     

     Non arriveremo ai Riots neanche in questo post. Si tratta solo di un "inciso", di un piccolo episodio, che non ha avuto un grande peso sulle mie azioni se non per dimostrami come sia difficile percorrere una strada che si e' scelta. O come, in questo caso, non avessi poi molta voglia di percorrerla. O di come sia meglio cambiare idea quando si capisce che e' stata presa la decisione meno appropriata per non dire sbagliata.
     Dunque, durante la mia prima settimana di permanenza a Londra era stata organizzata una conferenza di Marco Travaglio. Il titolo era "Italians are better then their Prime Minister". Il Prime Minister era ovviamente Berlusconi. I biglietti in numero limitato. Tenete a mente "numero limitato". Non potevo certo permettermi di spendere soldi in conferenze, concerti o spettacoli, ma la conferenza era gratuita quindi prenotai uno dei biglietti in numero limitato quasi un mese prima. Era di mercoledi' sera, mi pare. Partii per tempo, sotto la pioggia, con un cappello prestatomi dal landlord per ripararmi un poco. Sara' perche' con quel cappello mi sentivo ridicolo, ma lo dimenticai in metropolitana. Quindi all'uscita della tube non avevo neanche quello a ripararmi.
     Trovai l'edificio dove si teneva la conferenza, cosa non facile a Londra se non hai per lo meno uno smart phone con Google maps perche' i numeri civici qui non si prendono la briga di metterli. Piccola parentesi: credo che il postino sia uno dei lavori piu' duri a Londra. Numeri civici che nessuno mette; edifici che non hanno il numero ma un nome, tipo "The Red House" o altro; strade dove i numeri sono tutti in sequenza prima su un lato e poi su l'altro invece che suddivisi in pari e dispari; in Italia le strade iniziano dalla parte piu' vicina al Centro cittadino, quindi spesso si puo' capire dove siano i numeri piu' bassi e dove quelli piu' alti ancor prima di arrivare alla strada, a Londra e' tutto casuale. Una volta dovevo lavorare in un giardino al numero 74 di una strada di Chiswick: bene, cercando la casa arrivai al numero 30 e dopo quello trovai il 76. Tutti i numeri dal 32 al 74 mancavano. Non c'erano stradine private ne' numerazioni interne di sorta. Era come se un'astronave aliena avesse teletrasportato un intero isolato. Chissa' perche', ma non li avevano messi, quei numeri. Per mia fortuna dall'ufficio mi avevano mandato l'indirizzo sbagliato e il mio cliente abitava al numero 47.
     Chiusa la parentesi sui numeri civici. Dicevo che trovai l'edificio della conferenza a fatica. Qui bisogna entrare nei locali pubblici e chiedere al gestore qual e' il suo numero civico, poi esci e ti avvii in una direzione per entrare nel successivo locale e verificare il suo civico, cosi' da capire se hai preso la direzione giusta. Di solito e' la direzione sbagliata. Insomma, arrivo e trovo una coda chilometrica. Mi metto in coda di buon grado, sotto la pioggia, condividendo gli ombrelli di altri in coda. Qualche volta anche su invito del proprietario dell' ombrello.
     In coda erano tutti italiani. Insomma, la dimostrazione che qua a Londra di come siamo in Italia, se Berlusconi ci rappresentasse o meno e cose simili, non gliene frega una beneamata cippa a nessuno. Alla conferenza di Travaglio ci erano andati solo antiberlusconiani convinti, per lo piu' vacanzieri. Tutti antiberlusconiani eccetto me, che all'epoca ero per lo sterminio fisico di tutta la nostra classe politica, partendo dall'estrema sinistra per finire all'estrema destra. Ora come ora sono piu' per fare come facevano i cinesi ai tempi dell'Impero con i traditori: sterminavano l'intera famiglia del traditore, tutti i parenti anche alla lontana, giusto per assicurarsi che nessuno rimanesse a covare risentimento e propositi vendicativi.
      Dopo circa un'ora di coda sotto la pioggia, durante la quale ero riuscito a fare amicizia con una coppia, riusciamo ad entrare nell'edificio. E qui la sorpresa. I posti a sedere in sala erano tutti occupati, assegnati da moooolto tempo. A noi altri coglioni, quelli con uno dei biglietti in numero limitato, ci smistarono neanche fossimo stati bovini in base alla iniziale del cognome, cosi' che coppie ed amici finirono per essere divisi, e con un bel braccialetto di carta al polso fummo incanalati verso due diverse sale per poter seguire la conferenza, stando in piedi e pigiati, da degli schermi giganti che tanto giganti poi non erano. La cosa bella era che la conferenza era trasmessa in streaming, e vederla per vederla in uno schermo potevamo farlo da casa, comodamente seduti di fronte al pc. 
     Mi strappai il braccialetto e me ne andai, deciso a eliminare tutto cio' che era italiano dalla mia vita. Essere preso per il culo con un overbooking fatto solo per poter dire ai giornali che erano in tot alla conferenza di Travaglio era decisamente troppo. Come ho gia' scritto in precedenza, i successivi due mesi senza riuscire a parlare con nessuno, la chiusura e freddezza della societa' inglese, la ghettizzazione culturale che si vive a Londra (spesso autoimposta) e la pochezza che scoprii ben presto sotto quella crosta che osano chiamare cultura e la patina di buona educazione e cortesia mi portarono ben presto a riconsiderare la mia decisione e a prendere contatto con altri italiani residenti come me a Londra.
      Se sei nato italiano, non ci puoi fare nulla. Un italiano puo' essere vissuto qui a Londra anche per dieci o vent'anni, quando lo incontri nella tube lo riconosci ancor prima che apra bocca. E che sia uno zotico o uno dei "cervelli in fuga" questo e' un complimento.


Racconti correlati  L'amore al tempo dei riots-Un passo indietro
                            L'amore al tempo dei riots-Ingenuita'
                            L'amore al tempo dei riots-Un pizzico di magia e di mistero

Skalds And Shadows




by Blind Guardian

Would you believe in a night like this?
A night like this, when visions come true
Would you believe in a tale like this
A lay of bliss, praising the old lore
Come to the blazing fire and

See me in the shadows
See me in the shadows

Songs I will sing of runes and rings
Just hand me my harp, this night turns into myth
Nothing seems real, you soon will feel
The world we live in is another skalds

Dream in the shadows
Dream in the shadows

Do you believe there is sense in it
Is it truth or myth, they're one in my rhymes
Nobody knows the meaning behind
The weaver's line, well, nobody else

But the Norns can see

Through the blazing fires of time
And all things will proceed
As the child of the hallowed
Will speak to you now

See me in the shadows
See me in the shadows

Songs I will sing of tribes and kings
The carrion bird and the hall of the slain
Nothing seems real, you soon will feel
The world we live in is another skalds

Dream in the shadows
Dream in the shadows

Do not fear for my reason, there's nothing to hide
How bitter your treason, how bitter the lie
Remember the runes and remember the light
All I ever want is to be at your side

We'll gladden the raven, now I will
Run through the blazing fires, that's my choice
'Cause things shall proceed as foreseen

Wednesday, 23 January 2013

No more sorrow


Dying widow scam




Di scammers ce n'e' una folla. Sono stato contattato dalle ragazze gentili in cerca di fidanzato, da quelle col fratellino o la mamma al freddo perche' senza soldi per pagare il gas e da quella che aveva fregato un sacco di soldi al padre e cercava di farli entrare di nascosto in UK. E poi ovviamente ci sono quelli che affittano case di lusso a prezzi ridicoli. La vedova col cancro al cervello ancora mi mancava. Ora e' arrivata anche lei :)


Hello My Dear.


Greetings to you in the name of our lord Jesus Christ, I know that this message will appear as a surprise to you that we barely know but the grace of God directed me to you and I wish you read this message and be blessed in name of the Lord. I have a brain tumor, I suffer terribly at the moment. My doctor just informed me that my days are numbered because of my health therefore condemned to certain death. Currently, I have exhausted all my savings for my medical care.

But I do have some funds for my charity project, these funds are deposited in a fixed deposit in a local bank here in Benin. Purposed for charitable foundation. My marital status is such that I'm single because I lost my Husband for over 9 years now and unfortunately we have not had a child together, which I am no one to leave my legacy. Therefore, to release my funds I would like to make a donation so that there is no stiff tax on my money.

To this I would so graceful and in order to help the poor to give what amounts to said legacy worth Four million, Eight Hundred and Sixty Thousand dollars ($4,860,000.000)to enable you to establish a charitable foundation in my memory so that the grace of God be with me until my last home so I can receive an honorable place with the Lord our father.

I have no fear because before contacted you, i have for several nights prayed for the Lord Jesus Christ to give me the contact of a trusted person to whom I can entrust this matter and it is the result of why I am doing research that allowed me to contact you through this site.

Know that you can keep half of the money for yourself and the rest will be used to create a charitable foundation in my memory and a federation in the fight against cancer and also build orphanages. I would have the following information: Your name and first name, your exact address and your permanent telephone contact so I can forward them to my lawyer to appear that you perform the procedure under deal.

I count on your goodwill and especially on the proper use of these funds have something I do not doubt because I have great confidence in you that God may guide me toward you. Contact me for more directions.

Awaiting your news, receive my cordial and fraternal greetings.
Yours Sincerely
Ms Rosemary Kelvin

Ninna nanna



Ho sentito un canto
Appena accanto al tronco scuro
Vicino al prato bianco chiaro
Ho sentito una bambina con la sua mamma
Canticchiavano tra i fiori una ninna nanna

Buona notte al vento adesso è l'ora di dormire
Buona notte al sole adesso è l'ora di dormire
Buona notte al cervo adesso è l'ora di dormire
Buona notte al corvo adesso è l'ora di dormire

Buona notte ai peschi adesso è l'ora di dormire
Buona notte al gatto adesso è l'ora di dormire
Buona notte al contadino nella sua capanna
Buona notte alla mia bimba dolce alla sua mamma

Sunday, 20 January 2013

When the taste was sweeter

     

   There was a time to me when really the grass was greener and the light was brighter. A time when I was at peace. I had my place in the World, God spoke to me through the sounds of my woody mountains. The Spring breeze; the clouds of ephemeral day-flies which rose from the grass at Summer dusk; the wide full moon light on the  snow in Winter; the celebration of red, yellow, brown and purple, burnt gold and orange of herbs, trees and mushrooms in Autumn. All this was mine. And the huge, hairy, white dog, so hunger of caresses; the black cat and the white, so different so similar, my house yin and yang; the animals in the wood,  hushed movements, loud love recalls, paw prints in the mud. And the hawk in the sky, the rush of wild hogs and deer, the white shadow of a barn owl in the nocturnal forest of majestic firs, the waddling run of the porcupine caught by the car lights, clusters of helleborus green flowers among the naked trees, white spots of big mushrooms on the slopes of pastures.
     I lost everything. The red beer sipped on the bench, outside the kitchen. It had a sweeter taste. I lost it. The smell of fir wood smoke, I feel it in my dreams. I lost it. The wood fire was warmer then any heater. I lost it. The frozen ground at the King in Winter arrival. I lost it. The shining sun on the lake's water, its gold light under a nimbus, its last beams on the tree tops. That light was brighter. I lost it.
    Small creatures tied us to the ground, grieving and resenting beings. A man and a woman fell down, just one stood up again. I passed over her. Maybe I had to stay and just lay aside her. But she never asked me to stay and I didn't await. She didn't want me aside her and I left. The desire  of a dream dragged me afar. That dream is still unsatisfied, just partially filled. Now, looking back, beyond the bridge I walked through, I can see how greener the grass was on the other side.
     I met who wants me aside, sweet lips to bite, deep eyes to loose myself in. How much simpler would be to have foes to fight to, a Dark Lord to rise against to, an enemy to cut the head off to reach happiness. But there is not a Dark Lord nor enemies. Ourselves are our own foes. It's worse.
     I have a sweet mate. Just the bridge side is wrong. I'm on the wrong shore.
     The taste is more bitter here. 

The Dragonborne comes




Our hero Our hero claims a warrior's heart
I tell you I tell you the Dragonborn comes
With a voice wielding power of the ancient Nord art
Believe believe the Dragonborn comes

It's an end to the evil all Skyrim's foes
Beware beware the Dragonborn comes
For the darkness has passed and the legend yet grows
You'll know You'll know the Dragonborn's come

Dovahkiin, Dovahkiin naal ok zin los vahriin,
Wahdein vokul mahfaeraak ast vaal
Ahrk fin norok paal graan fodnust vok zin dro zaan
Dovahkiin fah hin kogaan mu draal!

Translation:

(Dragonborn, Dragonborn, by his honor is sworn,
To keep evil forever at bay!
And the fiercest foes rout when they hear triumph's shout,
Dragonborn, for your blessing we pray!)

Saturday, 19 January 2013

High Hopes







Beyond the horizon of the place we lived when we were young
In a world of magnets and miracles
Our thoughts strayed constantly and without boundary
The ringing of the division bell had begun

Along the Long Road and on down the Causeway
Do they still meet there by the Cut

There was a ragged band that followed in our footsteps
Running before times took our dreams away
Leaving the myriad small creatures trying to tie us to the ground
To a life consumed by slow decay

The grass was greener
The light was brighter
When friends surrounded
The nights of wonder

Looking beyond the embers of bridges glowing behind us
To a glimpse of how green it was on the other side
Steps taken forwards but sleepwalking back again
Dragged by the force of some sleeping tide
At a higher altitude with flag unfurled
We reached the dizzy heights of that dreamed of world

Encumbered forever by desire and ambition
There's a hunger still unsatisfied
Our weary eyes still stray to the horizon
Though down this road we've been so many times

The grass was greener
The light was brighter
The taste was sweeter
The nights of wonder
With friends surrounded
The dawn mist glowing
The water flowing
The endless river

Forever and ever

Grammatica si grammatica no

Come ha detto qualcuno, se vogliamo fare la rivoluzione per salvare la Patria sarebbe bene conoscerne almeno la lingua. Una veloce rinfrescata non fa mai male. L'espressivita' della lingua italiana e' ad un livello che l'inglese, nonostante il vocabolario enormemente piu' vasto, non e' in grado di eguagliare. Per lo meno nella lingua parlata per le strade. Che poi, da quel poco che ho potuto constatare personalmente, e' quella che detta legge: gli ignoranti coniano nuovi termini, cambiano il significato e l'uso dei vecchi, ed i dizionari si limitano a recepire questi cambiamenti. Motivo per cui la lingua cambia cosi' velocemente. Nell'arco di pochi anni una parola puo' ribaltare totalmente il proprio significato. Provate a cercare il significato di "meanest" sul vocabolario, giusto per fare un esempio. Gli inglesi stessi si lamentano di questa cosa. Del resto cosa ci si puo' aspettare in un luogo dove gli studenti non hanno libri su cui studiare (certo, niente zaini pesanti per i ragazzini e meno spese per i genitori) e che non hanno la grammatica della loro lingua fra le materie di insegnamento (certo, molta piu' ignoranza). Paradossalmente, ma neanche tanto a dire il vero, le forme dialettali dell'inglese sono piu' stabili della lingua ufficiale.

QUADRO GENERALE DEI MODI E DEI TEMPI VERBALI ITALIANI

MODI ESPLICITI

INDICATIVO
presente (mangio) imperfetto (mangiavo)
passato prossimo (ho mangiato)
passato remoto (mangiai)
trapassato prossimo (avevo mangiato)
trapassato remoto (ebbi mangiato)
futuro semplice (mangerò)
futuro anteriore (avrò mangiato)

CONGIUNTIVO
presente (che io mangi)
passato (che abbia mangiato)
imperfetto (che mangiassi)
trapassato (che avessi mangiato)

CONDIZIONALE
presente (mangerei)
passato (avrei mangiato)

IMPERATIVO
presente (mangia!, mangiate!mangiamo!)
futuro (mangerai!, mangerete!, mangeremo!)

MODI IMPLICITI

INFINITO
presente (mangiare)
passato (aver mangiato)

PARTICIPIO
presente (mangiante)
passato (mangiato)

GERUNDIO
presente (mangiando)
passato (avendo mangiato)

Friday, 18 January 2013

Ossessione


Vale la pena spendere l'intera vita a rincorrere un obiettivo? Qualcuno ha detto che si vive molto meglio senza averne alcun obiettivo da raggiungere, perche' tanto non lo si raggiunge mai veramente. E niente garantisce che, una volta raggiuntolo, questo non emerga dalle acque dell' oceano della nostra psiche per inabissarci, come succede al Capitano Akab quando infine riesce a raggiungere Moby Dick, la sua ossessione.
Avete mai pensato a quanto sarebbe facile la nostra vita se tutti smettessimo di lottare, se mettessimo la competizione da parte?

Monday, 14 January 2013

Toponomastica londinese



Potete vedere la mappa ad alta risoluzione qui

Chi avrebbe mai detto che il nome della localita' Croydon deriva da "valle dei crochi"? E che Chiswick viene da "fattoria del formaggio"? Qui potete trovare un interessante articolo relativo alla toponomastica londinese, cosi' come gli odierni nomi sono arrivati ai giorni nostri dagli originali dati ai luoghi dai sassoni, occupanti della romana Londinium dopo il ritiro dell'Impero dalle Isole Britanniche avvenuto, a livello militare-amministrativo, definitivamente nel 410 d.C.
Il post prende spunto da una poco conosciuta mappa sassone, che nn fu disegnata relativamente ad un periodo ben preciso bensi' ricostruisce il territorio londinese durante un'epoca che va dal 500 al 1050 a.C., cioe' dall'epoca immediatamente successiva al ritiro dell'Impero Romano, appunto, l'era di Vortigern e Uther Pendragon, padre del semileggendario King Arthur (indipendemente che questa figura sia collegata al condottiero Lucio Artorio Casto e alla sua cavalleria sarmata o ad Ambrosius Aurelianus che vinse la battaglia del Monte Badon) fino a quella immediatamente precedente all'arrivo dei nuovi dominatori di lingua francese, i Normanni, che nel 1066 sbaragliarono le difese isolane ad Hastings per prendere il controllo della Britannia. L'articolo non e' uno studio approfondito della toponomastica, ma solo lo scritto di un amatore che desidera proporre a quante piu' persone possibile cosa c'e' da scoprire a London. Potete seguirlo su Twitter come @LDN Everything London.
In seguito a questa lettura mi sono messo a raccogliere un po' di materiale relativo alla toponomastica londinese, cercando su internet o semplicemente raccogliendo racconti di altre persone. Il post sulle Seven Sisters che ho precedentemente pubblicato qui e' anch'esso frutto di questa ricerca. Alcune delle nozioni apprese sono abbastanza comuni e conosciute, come ad esempio il fatto che i nomi di localita' che finiscono in "chester", tipo Manchester e Colchester, sono insediamenti nati attorno ad accampamenti fortificati romani, chiamati castrum. Dalla stessa parola latina deriverebbe Castilla, la regione spagnola. Simile origine ha pure la parola "castello", sebbene questa forse derivi da castra, altra forma di castrum. Perdonate la mia vaghezza, non ho fatto studi classici ne' tanto meno un liceo.
Altre informazioni sono meno diffuse, invece, spesso delle vere e proprie curiosita'. I nomi che finiscono in "don" e "den", per esempio, derivano dall' inglese antico (o sassone) den, che significa "collina". E cosi' Wimbledon, che un tempo sorgeva unicamente su una collina, fu nominata aggiungendo al suffisso don il nome di un fiore che cresceva nell'area, secondo taluni, o quello di una famiglia che possedeva gran parte della collina, secondo talaltri. Da notare che solo dopo la costruzione della metropolitana il centro di Wimbledon si e' spostato ai piedi della collina, che ora viene chiamata Wimbledon Village.
L'area di Soho era anticamente riserva reale di caccia e, secondo gli esperti di storia di Londra, deriverebbe il suo nome, che compare per la prima volta nel XVII sec., dall'antico grido utilizzato da Tudor durante la caccia per aizzare la muta dei cani: "So-ho! There goes the fox!"
L'origine comunemente conosciuta del nome di Elephant and Castle, invece, e' sbagliata. La credenza la fa risalire al tempo della dominazione normanna, quando a Corte si parlava francese (i Normanni, sebbene di origine scandinava, derivano il loro nome dalla regione francese della Normandia, di cui avevano adottato la lingua): Elephant and Castle non sarebbe altro che la bastardizzazione attuata dal popolino, per darne un senso compiuto, del francese "L'enphant de Castille", ovvero come i Normanni si riferivano ad una delle tante principesse spagnole, l'Enfanta appunto, che furono coinvolte nella storia inglese. Pare che invece il nome derivi da quello di una locanda che fungeva da stazione di posta, ovvero dove le carrozze cambiavano i cavalli. Per i nomi di locande, pub e simili luoghi di ritrovo gli inglesi hanno sempre avuto grande fantasia. Di seguito riporto un estratto da Wikipedia.

Name
The "elephant and castle" from the 14th century choir stalls at Chester Cathedral

The "Elephant and Castle" is derived from a coaching inn of that name on the site. The earliest surviving record of this name relating to the area is in the Court Leet Book of the Manor of Walworth. This local court had met at "Elephant and Castle, Newington" on 21 March 1765. Previously the site was occupied by a blacksmith and cutler – the coat of arms of the Worshipful Company of Cutlers features an elephant with a castle (possibly meant to be a howdah) on its back, which in turn was used because of the use of elephant ivory in handles.

'Newington' is one of the most common place names in England (see Newington Green and Stoke Newington in north London), and from 1750 the area became more important and so the informal name, from the pub at this junction, was adopted. Compare 'Angel' at Islington, or Bricklayers Arms a short distance along New Kent Road from Elephant and Castle.

The inn site was rebuilt in 1816 and again in 1898, although the present Elephant & Castle pub, at the junction of New Kent Road and Newington Causeway, was part of the 1960s comprehensive redevelopment.
Folk etymologies

A common misconception is that the term "elephant and castle" is a corruption of "la Infanta de Castilla" which may refer to any of a number of Spanish princesses connected to English history including Eleanor of Castile, Catherine of Aragon, and Maria, daughter of Philip III of Spain.
Rise to metropolitan prominence



Sempre da una couching inn ha origine il nome Whetstone, nel Bourough di Barnet in North London. La parola significa "pietra d'acqua" o " pietra per affilare". Faccio notare che la pietra usata dai contadini (e giardinieri) per affilare forbici, falci e falcetti, necessita di essere bagnata prima dell'uso. La pietra in questione, che si trova tutt'ora piantata in un marciapiede di Barnet, veniva in realta' usata per montare in sella ai cavalli dagli ospiti della locanda, ma pare che avesse altresi' utilizzo per affilare le spade. Qui potete trovare maggiori dettagli.
Dato che vorrei parlare della pronuncia dei nomi di alcune localita' londinesi, e' necessaria una piccola nota sull'inglese antico o anglo-sassone, in realta' un gruppo di almeno quattro lingue dialettali parlate in altrettanti regni in cui l'isola era un tempo divisa, nel periodo storico che va dal 450 circa (definitiva scomparsa di ogni forma amministrativa romana) al 1066 (battaglia di Hastings e conquista normanna dell'Inghilterra). L' Old English era un linguaggio molto ricco e vario, e soprattutto era fonetico, cioe' pronunciato come era scritto. e possedeva tre declinazioni (maschile, femminile, neutrale), tre numeri (singolare, plurale e duale) e sei casi (nominativo, accusativo, genitivo, dativo, strumentale e vocativo). Niente a che vedere con l'inglese moderno, insomma, che tutta quella espressivita' l'ha persa, da cui il disamore che i tedeschi (la cui lingua ancora possiede quella varieta') provano per l'inglese.
Una delle cose che saltano all'occhio, o meglio all'orecchio, e' la pronuncia di Greenwich, che nn e' "grinuic" come si pensa in Italia. ma "grenic" o "grenec". Dove la C e' come in "ciao", la W e' muta come quasi sempre in inglese e quindi niente di strano che dopo la N ci sia subito I o E. Ma perche' la prima parte del nome, "Green", non ha la stessa pronuncia della parola che noi traduciamo con "verde"? Nella mappa sassone riportata ad inizio post la localita' e' segnalata come Grēnewic, nome risalente al VI sec.: da qui la mia deduzione che la pronuncia derivasse da una parola sassone il cui significato non era green/verde ma qualcosa di diverso. Deduzione in parte sbagliata. Il nome e' composto dalle parole grēne e wic. Grēne in Old English significa "green grass foliage", ed essendo l'anglosassone lingua fonetica (anche se non quanto l'Italiano, che pare essere la lingua piu' fonetica al mondo) la pronuncia era "gren" o "grene". Pronuncia che e' rimasta, mentre lo spelling e' mutato nella forma moderna. Wic invece significa "residenza", "casa", anche con l'accezione di "fortezza". Cosa abbia indotto i Sassoni a dare tale nome alla localita' e' abbastanza ovvio. Il nome muta nei secoli: nel 964 compare in alcuni documenti senza piu' l'accento piano, e in epoca di poco successiva diventa Grrenwich. Ma gia' nel 1011 ha ottenuto la forma attuale di Greenwich, sebbene nel 1086, particolarita', nel Domesday Book il villaggio viene annotato come Grenviz (forse dovuto alla lingua norrena degli invasori normanni).
Altro nome dalla pronuncia particolare e' Southwark, pronunciato "sathak", col th tipico, quasi "f". Un po' diverso dalla pronuncia "sauth" di south/sud. La questione e' la stessa di Greenwich, anche se la documentazione che ho trovato mi fornisce una parola in OE, sūth, che non ritrovo in nessun traduttore dall'Old al Modern English. Potrebbe trattarsi di un errore di battitura. Passando oltre, la localita' compare nel X sec. in documenti sassoni come Suthringa Geweorche, il cui significato e' "defensive work of the men of Surrey". Nel 1086, nel Domesday Book, viene registrato come Sudweca, ovvero "southern defensive work", dalle parole sassoni sūth (quella che non ho trovato sul traduttore) e weorc (fortificazione), essendo la parte piu' a sud di London Bridge e City of London. Non ne ho la certezza matematica, ma deduco che anche per questo nome sia stata mantenuta la pronuncia del sassone mutandone pero' la forma scritta nel moderno spelling.
Altra localita': Lewisham. Il villaggio viene registrato nel 1086 nel famigerato libro voluto da Guglielmo il Conquistatore come Lewesham, ovvero "homestead or village of a man called Lēofsa", nome personale che viene aggiunto al suffisso sassone hām o ham, che significa "home" oppure "homewards" suffisso che compare in moltissimi nomi londinesi, come noteranno gli appassionati di calcio (Tottenham, West Ham e cosi' via). Nel 918 il nome era Lievesham, ma vi si fa riferimento nei documenti piu' antichi come Liofshema Wearc, ovvero "boundary of the people of Lewisham".
Ed ora pasiamo a Giuseppe Garibaldi, in quanto il suo nome e' legato a quello di una zona di Londra. Fu chiamato "l'Eroe dei due Mondi" e da qualcuno in tempi piu' recenti "terrorista", anche se personalmente ritengo l'autore dell'ultimo commento senza ne' arte ne' parte. Non ho mai studiato ne' tanto meno approfondito ne' il personaggio storico ne' l'uomo, essendo di un periodo storico che nn mi interessa particolarmente, ma siicuramente combatteva per degli ideali, non solo in Italia, ma anche in Spagna, in Francia contro i prussiani (i quali persero un'unica bandiera in quella guerra, conquistata dai garibaldini in una battaglia per altro persa dai francesi) e, ovviamente, in Sud America. E quasi quasi anche in Nord America, nella "Guerra di secessione americana" (che secondo alcuni storici sarebbe meglio chiamare "guerra fra stati" in quanto non si puo' parlare di vera secessione). Vi combatterono i garibaldini, equamente divisi fra Nord e Sud (l'ideale di liberta' puo' variare in una infinita' di sfumature), mentre Garibaldi rimase ospite delle regie carceri in Italia. Dicevo, sicuramente Garibaldi combatte' per degli ideali, e sicuramente contribui' a far si' che il Nord Italia depredasse il Sud: prima dell'Unita' d'Italia, Napoli era la seconda citta' europea x importanza e possedeva la prima flotta del Mediterraneo, in tutto il Sud non c'era stato un solo emigrante mentre solo il Veneto ne aveva avuto gia' piu' di un milione.
Ma perche' parlare di Garibaldi relativamente alla toponomastica londinese? Garibaldi ebbe molti contatti con Londra ed altre citta' inglesi, fece almeno un viaggio a New Castle cercando fondi x sostenere la sua campagna di guerra (i Savoia figuriamoci se avevano soldi da cacciare per la "loro" guerra), cosi' come fecero anche Mazzini (che a Londra consumo' il suo esilio) e i figli di Garibaldi. I collegamenti fra i repubblicani italiani e parte della societa' inglese erano forti e intensi in quel periodo, al punto che on line ho trovato numerose tesi e corsi di PhD riguardo tale argomento, collegamenti che avrebbero addirittura avuto ripercussioni sullo sviluppo dei partiti politici inglesi moderni.
Or bene, un giorno vado a lavorare nel giardino di un publisher a Londra, il quale al termine del lavoro, sulla porta di casa, avvia un discorso sul rugby. Il sabato prima si era appena giocato Italia-Scozia del Sei Nazioni. Ora, come ho poi fatto notare al mio manager, mandarmi quel giorno proprio a casa di uno scozzese (ho scoperto la sua nazionalita' sulla soglia di casa) poteva non essere proprio...sano. Fortunatamente trattavasi di persona in la' con gli anni e di indole mite, e sebbene rattristato dal cucchiaio di legno vinto dalla sua squadra e' stato molto gentile. Non mi ricordo bene come, ma siamo passati dal parlare di rugby al parlare di eroi nazionali: al che lui mi nomina Garibaldi e racconta che proprio l'Eroe dei due Mondi ha dato il nome a Maida Vale a Londra. Sebbene "Valle di Maida" sia plausibilmente un nome dato da un italiano, nn ho trovato nessun documento a suffragio di tale ipotesi. Del resto non ci sono molti documenti ufficiali riguardo il viaggio di Garibaldi in Inghilterra. Maida e' una cittadina calabrese, che fu luogo di importanti battaglie e alterne vicende sia durante le Guerre Napoleoniche che durante la Guerra per l'Unita' d'Italia: in particolare fu luogo di una battaglia tra inglesi e francesi, che vide i primi vincitori sebbene in numero decisamente inferiore, battaglia che dette pero' loro solo un brevissimo controllo della zona prima che i napoleonici facessero di nuovo piazza pulita delle giacche rosse. Parrebbe quindi che il nome sia stato invece imposto non da Garibaldi ma da un certo Sir John Stuart, liutenant-general durante le Guerre Napoleoniche (particolarita', anche lui ha combattuto nella Guerra Civile Americana), e che avendo sconfitto i francesi appunto a Maida ebbe, dalla Corte di Palermo, il titolo di Conte di Maida. Quando poi i francesi costrinsero gli inglesi a lasciare l'Italia in fretta e furia, Sir Stuart fece ritorno a Londra portandosi il titolo nobiliare e da lui prese il nome l'area dove aveva la residenza. In ogni caso, che sia stato Garibaldi o Sir Stuart, Maida Vale deve il suo nome alla cittadina calabra.
Stranamente come esiste una Pimlico a Londra, esiste anche una Pimlico vicino Vicenza, dove e' cresciuto Mazzini, anche se l'etimologia del nome sembra derivare dal nome di un tizio che produceva della ottima ale:
At some point in the late seventeenth or early eighteenth century, the area ceased to be known as Ebury or "The Five Fields" and gained the name by which it is now known. While its origins are disputed, it is "clearly of foreign derivation.... Gifford, in a note in his edition of Ben Jonson, tells us that 'Pimlico is sometimes spoken of as a person, and may not improbably have been the master of a house once famous for ale of a particular description."[1] Supporting this etymology, Rev. Brewer describes the area as "a district of public gardens much frequented on holidays. According to tradition, it received its name from Ben Pimlico, famous for his nut-brown ale. His tea-gardens, however, were near Hoxton, and the road to them was termed Pimlico Path, so that what is now called Pimlico was so named from the popularity of the Hoxton resort".[2]
Si noti comunque che, come scritto, il nome "e' chiaramente di origine straniera..." 


PS Per quei lettori che non sono pratici della cultura inglese, spiego che ale e' il nome che danno alla loro birra annacquata.





Saturday, 12 January 2013

Era una casa in pietra


"La casa e' dove si trova il cuore" (Gaio Plinio Secondo)    



Casa mia in Italia era una vecchia casa di montagna, di quelle costruite senza fondamenta, con muri di pietra spessi mezzo metro e piu'. Era divisa su due piani, addossata al fianco della montagna, cosi' che mentre il piano inferiore si apriva su una rampa in terra battuta sostenuta da un muro di pietre, il piano superiore si affacciava sul retro sul terreno di proprieta'. Fra il piano inferiore e il fianco della montagna era stato ricavato uno spazio costruendo un muro di contenimento e sovrachiudendolo con la cucina, costruita in un secondo tempo rispetto al resto della casa. Questo spazio era solo un corridoio di un paio di metri di larghezza, ma io avevo chiuso la cima e il fondo e ne avevo fatto la legnaia e sala caldaia. Ci avevo piazzato una caldaia a biomassa, l'impianto lo avevo costruito io.
     Quando comprai la casa solo parte del piano superiore era ristrutturato, mentre una grande stanza che occupava tutto il fronte dell'edificio era allo stato grezzo e l'ingresso di casa era attraverso la cucina sul retro. Dalla stanza al grezzo una scala, con gradini di pietra, portava al piano inferiore, un quadrato diviso in quarti,ognuno una stanza. Tutte da ristrutturare. Da una porta di ingresso sul fronte della casa si entrava nella stanza in basso a sinistra del quadrato; a destra dell'ingresso un'altra porta si apriva nella stanza che nel quadrato sta in basso a destra: in questa stanza c'erano un caminetto (non abbastanza profondo per avere un tiraggio degno di questo nome) e le scale che portavano al piano superiore; sotto le scale, che salivano da destra a sinistra sulla parete posteriore della stanza, di fronte al caminetto, una terza porta conduceva nella terza stanza, e sulla parete sinistra di questa si apriva la porta che conduceva all'ultima stanza, quella che nel quadrato era in alto a sinistra. Di fronte a quest'ultima un'altra porta ancora riportava all'aperto, sul fianco sinistro della casa. Insomma, il percorso attraverso le cinque porte formava una sorta di U distesa sul lato sinistro. Quasi un percorso magico: entravi in casa da questo mondo e ne uscivi nel mio.
     Lasciai il piano inferiore ad uso magazzino, limitandomi ad abbattere il muro divisorio fra le prime due stanze, creando una sola grande stanza che era la gemella di quella al grezzo che si trovava al piano superiore. I lavori di ristrutturazione intendevo farli tutti io, per lo piu' per motivi economici, ma un po' anche perche' volevo "creare" qualcosa io e cimentarmi in lavori diversi dal giardinaggio. Del resto gia' mi ero ripromesso di non permettere mai ad un idraulico di guadagnare qualcosa su quella casa, dopo che ben tre di loro mi avevano lasciato nelle peste con la pompa del riscaldamento. Il primo lo avevo portato appena comprata la casa, per riattivare il riscaldamento: aveva sistemato la pompa, ma era vecchia e da cambiare, ma poi era scomparso. Almeno non aveva chiesto di essere pagato. Avevo chiamato il secondo quando era ormai chiaro che la pompa non sarebbe durata per molto. Era gia' inverno, quello del 2002. Fece tanta neve come i 15 anni precedenti tutti messi insieme. L'inverno piu' freddo dopo il 1987. Almeno lassu' da me. Beh, il secondo idraulico mi dette buca quando doveva venire a cambiare la pompa. Mi fece chiamare dalla moglie il vigliacco, per dirmi che non poteva venire. Pochi giorni dopo la pompa si ruppe. Di sabato. Con temperature massime diurne di -8. Il cane aveva imparato a rosicchiare il ghiaccio per dissetarsi, dato che l'acqua si ghiacciava prima che potesse berla. Anche questo idraulico non fu pagato. Domenica pomeriggio, quando il terzo idraulico venne a vedere il lavoro da fare, dentro il frigorifero la temperatura era piu' alta che in cucina. Mi disse che non poteva venire per almeno quindici giorni. In quel momento decisi che da li' in avanti avrei fatto tutto da solo.
     La prima cosa da fare era trovare una pompa per sostituire quella rotta. Era il 4 gennaio, il 6 gennaio come sapete e' festa, e molte ditte il lunedi' facevano il ponte. Una termoidraulica da cui mi rifornivo di materiali da irrigazione era aperta, per fortuna. Ma alle 9 di lunedi 5 gennaio aspettavo i tecnici della Telecom, attesa durata tre mesi, tre mesi di prese per i fondelli, con i call center che modificavano i miei dati e io che rimanevo senza telefono. Telefono che mi serviva per essere contattato dai clienti vecchi e nuovi. L'uso del cellulare non era cosi' comune ancora, e per di piu' la zona non aveva copertura. Non ho idea di quanti possibili lavori ho perso.
     Comunque, i tecnici arrivarono puntuali. Tecnici... in realta' due pensionati che lavoravano a nero, usando i loro attrezzi, per un sub-appaltatore di qualche grande ditta che aveva l'appalto da Telecom. Quando vidi uno dei due in cima alla scala a pioli, per passare il cavo del telefono sul muro esterno al primo piano, scala a pioli che aveva un paio di mattoni sotto uno dei piedi dato che il terreno in quel punto era in pendenza, pensai: "Ok, se si spiaccica a terra scavo una buca nel campo e lo seppellisco li'. Poi pulisco in terra con una secchiata d'acqua." Unico problema procurarsi l'acqua, visto che era  tutto ghiacciato li' intorno. Non si spiaccico' in terra, finirono il lavoro e se ne andarono. Io nel pomeriggio potei scendere in citta', un' ora d'auto, con la pompa rotta e andare alla termoidraulica in cerca di un modello uguale o simile. Lo trovai simile.
    Tornato a casa scoprii che simile significava che era troppo alta per entrare nell'alloggiamento scavato nel muro. Quindi, armato di mazzolo e scalpello e, fortunatamente, martellino pneumatico, mi misi ad allargare l'alloggiamento nel muro...di pietra. Verso l'una di notte riuscii a riattivare l'impianto di riscaldamento. Meno male che il 6 gennaio e' festa e non dovevo andare a lavorare.

    Negli anni successivi intrapresi altri lavori di ristrutturazione, fortunatamente non cosi' in emergenza come era stato per la pompa del riscaldamento. Comprai e montai la nuova caldaia, scelta fra quelle a biomassa in quanto col mio lavoro avevo fornitura gratis di legna: non era di prima qualita' ma non solo non la pagavo, risparmiavo anche sulle spese di smaltimento ogni volta che abbattevo o potavo alberi. Costruii la nuova canna fumaria, che passai internamente, portai i tubi per i termosifoni che avrei poi messo nelle stanze che avrei ristrutturato. Quindi mi dedicai alla stanza al grezzo del piano superiore, dove avrei fatto la camera matrimoniale. Demolii il vecchio intonaco; passai i tubi corrugati per l'impianto elettrico, scavando le tracce in questi muri di pietra; imparai a fare l'intonaco, sia per le pareti che per il soffitto. I muri, ovviamente, non erano diritti, e in certi punti l'intonaco dovetti farlo spesso quasi dieci centimetri, e doveva essere ben resistente. Dove le pietre erano belle o non le avevo sciupate scavando le tracce dell' impianto elettrico, le lasciai scoperte e ne stuccai le fughe. Costruii delle pareti in cartongesso, per chiudere la tromba delle scale, creare un guardaroba walk-in e un secondo bagno. Intonacai anche queste pareti. Il pavimento non era in piano, cose che succedono quando le persone fanno fare i lavori alle ditte piu' economiche.
Usai il cemento autolivellante per pareggiarlo. Quindi imbiancai, misi il battiscopa, rivestii il pavimento con un laminato di legno e montai i termosifoni. Costruii un mobile a ripiani da mettere dentro il guardaroba. In un angolo misi una stufa a legna decorativa, piazzata sopra una lastra di pietra serena. L'accendevamo nelle sere di autunno, quando le temperature si abbassavano ma ancora era presto per avviare il riscaldamento.
   Quindi passai a rinnovare la cucina, dove intendevo costruire una cucina in muratura. Feci la parte in muratura, lungo due pareti. Da una parte la cucina vera e propria, dall'altra un piano di lavoro. Montai i piani, semplice formica color legno, vi tagliai l'apertura per il piano di cottura e montai quest'ultimo e il forno al di sotto. I lavori si sono interrotti a questo punto. Lasciai l'Italia. Non ne potevo piu'. Non ho mai messo le piastrelle su questa cucina in muratura, ne' fatto i cassetti e gli sportelli. Ne' tantomeno la serie di mobili pensili che avevo progettato per quella cucina.

    Stamane pensavo al caminetto del piano inferiore. Quella grande stanza doveva diventare una specie di taverna, magari con un piano bar in un angolo e di sicuro con un grande tavolo rustico per le cene con gli amici. Amici che non potevano venire a casa mia, perche' mia moglie si "vergognava" dello stato incompleto. Dubito la situazione sarebbe cambiata anche una volta finiti i lavori e magari comprati o costruiti mobili nuovi. Il problema era un altro. Ma indipendentemente da questo mi piaceva fare quei lavori. In fondo erano fini a se stessi. E stamani, pensando a quel caminetto, ho rimpianto di non avere avuto il tempo di sistemarlo. Dovevo rimuovere la pietra serena della base da ampliare e rimontarla magari sollevata dal pavimento. Ricostruire le pareti, mettere una cappa nuova e decorare quest'ultima con un pezzo di trave o meglio ancora un tronco piallato sulla parte superiore perche' fungesse da mensola. Uno di quei tronchi pieni di nodi, il legno reso liscio e magari lucidato con vernice trasparente, o lasciato al naturale. Era qualcosa che non ho mai fatto prima in vita mia, ma che avrei potuto imparare a fare. Cosi' come non avevo mai fatto ma avevo imparato a fare l'intonaco, montare le pareti in cartongesso, livellare un pavimento o costruire un impianto di riscaldamento. Alla fine non sono cose tanto complicate. Le prime volte ci metti il doppio o il triplo del tempo necessario, devi correggere degli sbagli, ma se ci ragioni sopra un minimo riesci a farle. E a farle bene. Io, almeno, ero capace di farle bene.
     La domanda ora e': cosa sarei disposto a dare per poter tornare a finire quel caminetto? Per sedermici davanti a guardare un fuoco scoppiettante sorseggiando del liquore al basilico che mi facevo in casa? Per farci la brace e arrostire le castagne nelle sere di fine autunno, o cucinare della carne e delle verdure alla griglia quando fuori c'e' la neve? Cosa sarei disposto a pagare per riavere cio' che era mio? Per riavere quella pace con me stesso che ottenevo mentre mi sistemavo la mia casa? Onestamente non lo so. Talvolta penso che del sangue dovra' scorrere perche' l'Italia si liberi da quei parassiti che la stanno distruggendo. In certi momenti non mi dispiacerebbe essere uno di coloro che spargeranno quel sangue, sangue che sono sempre piu' convinto che andra' a macchiare i marciapiedi e le piazze di molte citta' italiane. Del resto e' gia' successo in passato. Ma le cose sono andate avanti, per me come per tutti, e quella casa nei boschi pieni di funghi e castagne, coi crochi che fioriscono tra l'erba del campo in primavera ed autunno, coi verdi ellebori che crescono fra gli alberi ad inizio e fine inverno, col rumore del torrente e i peri selvatici che diventano una nuvola di fiori bianchi appena fuori dalla finestra, bene, quella casa e quei luoghi sono definitivamente perduti. Bisognerebbe poter riavvolgere il nastro della vita, un bel rewind come facevamo per le musicassette. E quando il nastro si ferma e il tasto scatta, premere play e riprovarci.
      Quel caminetto, ormai, e' solo un sogno malinconico. Inutile chiedersi cosa si pagherebbe per riaverlo.